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Articolo 21 - Osservatorio Esteri
Un altro bavaglio sul Kazakhstan
Un altro bavaglio sul Kazakhstan

 

di Simone Petrelli

“Nursultan Nazarbaiev” si legge in grafia ordinata alla fine del documento. Così ci risiamo. Una nuova, controversa legge è passata nell’ordinamento del Kazakhstan. E, peggio ancora, con essa si splancano le porte al controllo su Internet. D’ora in poi, i tribunali locali potranno bloccare i website, anche stranieri, e classificare i media, blog in prima fila, con il pretesto di prevenire disordini e tutelare i diritti dei cittadini. L'Osce ha già denunciato il carattere repressivo della legge. Un indizio tanto più preoccupante per un Paese, il Kazakhstan, che assumerà la presidenza Osce nel 2010.

Intanto, a molti siti “scomodi” sono stati già apposti i sigilli. Tra di essi, il popolare 'Livejournal.com', che fino a poco fa non solo veicolava una discreta informazione, ma soprattutto era libero di parlare, scrivere, commentare i fatti del giorno. Oggi qualsiasi sito sia tacciato di non conformità con gli standard nazionali per legge può non meritare di esistere. Investite anche le forme di comunicazione online: chatroom, forum, blog, e-commerce per lo shopping più frivolo. Tutto ciò che si muove sulla Rete è insomma considerato come media. E perciò può essere azzerato.

Gli attivisti locali si rimboccano le maniche, ma è un fermento che tradisce il panico. Hanno tentato in tutti i modi di contattare il Presidente. Sperando in un suo ripensamento, che tuttavia non è ancora arrivato. Nemmeno l’OSCE ha sinora potuto nulla. Richieste, le sue, reiterate quanto inutili. La legge della censura non ammette ripensamenti. E questa triste storia è solo un episodio, l’ultimo dei provvedimenti presi dal governo dell’ex repubblica dell’Unione Sovietica (oggi sorvegliato speciale da parte della comunità internazionale) in materia di regolamentazione del web.

La Repubblica presidenziale del Kazakhstan occupa una superficie 9 volte più estesa di quella dell’Italia. Ma conta appena 17 milioni di abitanti, sunniti e cristiano-ortodossi in massima parte. L’alfabetizzazione raggiunge il 98 per cento, che è un tasso spaventoso. La mortalità infantile è appena al 30 per mille. Soltanto 26 kazaki su 100 vivono al di sotto della soglia di povertà, e lo Stato impiega appena il 2 per cento delle risorse in spese militari. Il Kazakhstan dunque non sembra affatto un inferno. Vorrebbe piuttosto somigliare all’America, che tenta con disperata abnegazione di copiare.

Il che significa, ad esempio, ampia applicazione della pena di morte. Dopo l'11 settembre 2001 il presidente Nazarbaiev si è perfino schierato, e decisamente, con Bush Jr., aderendo alla crociata della "guerra totale al terrorismo". Nonostante questo, nessun fermento da parte dei musulmani, che rappresentano quasi la metà della popolazione. E nessun incidente legato a problemi religiosi. La locale economia ruota attorno a tre assi. Petrolio. Giacimenti di carburante fossile. Minerali. Il principale partner commerciale del Paese, manco a dirlo, è Washington.  

Così, nell’ultimo decennio sono fioccate le concessioni a Nazarbaiev. Tutto, pur di sottrarlo all’orbita russa. Vladimir Putin, di contro, ha speso parecchio, tra energie e fondi, per impedire lo sviluppo delle potenzialità energetiche kazake. E per evitare pericolosi sbalzi nel prezzo del greggio, che resta la risorsa-chiave. Almeno ufficialmente. Sottobanco, la ricchezza del Paese giunge anche da canali differenti. Cannabis. Oppio. Merce delicata, che scotta, e destinata a riversarsi sul mercato russo e, di qui, su quello europeo.

Ma su questo lo Stato sembra non poter nulla. Nursultan Nazarbayev è un monolite della politica locale. In carica dal 1989, ha elaborato e fatto passare personalmente uan serie infinita di emendamenti alla Costituzione. E, alla fine, si è attribuito negli anni un potere pressoché assoluto. Governo e alte cariche sono in mano a personaggi di dubbia moralità. Tutti legati a doppio filo al presidente. Sua figlia Dariga Nazarbayeva gestisce i canali televisivi. Il marito di lei è a capo della polizia. Il marito dell’altra figlia è invece direttore della compagnia nazionale di idrocarburi.

Nel 1999 il Paese ha indetto una tornata elettorale. Con intimidazioni tanto ampie e ramificate da causare il sospetto dell’America e della Svizzera. Sembra addirittura che svariati milioni di euro siano defluiti dai conti pubblici del Paese alle casse personali del presidente in banche elvetiche. Tornando ai media, in Kazakhstan c’è un Comitato di Sicurezza Nazionale che ha sostituito, in tutto e per tutto, l'ormai tramontato Kgb. E che ha il diritto di tenere sotto controllo tutte le comunicazioni. Nessuna mail è al sicuro. Nessun fax. Niente telefonate. E, da oggi, nemmeno i blog.

Dalla rete di Articolo 21