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Articolo 21 - Osservatorio Esteri
Morto lâ??Emiro della guerriglia cecena. Voci sulla fine di Doku Umarov
Morto lâ??Emiro della guerriglia cecena. Voci sulla fine di Doku Umarov

di Simone Petrelli

Doku Umarov è morto. Forse. Sarebbe stato ucciso dalle forze russe nel corso dell’ennesima, draconiana operazione militare condotta sul suolo di una repubblica del Caucaso. Il nome della location resta ancora imprecisato. Perché non conta poi così tanto. Almeno non come l’ultimo flash di cronaca. Doku (o Dokka) Khamatovic, meglio conosciuto con il nome di Abu Usman ed il titolo di Emiro, è caduto. Con lui tramontano gli anni di resistenza indipendentista della repubblica cecena di Ichkeria, della quale si proclamò ufficiosamente Presidente tra il 2006 ed il 2007.

Secondo le prime breaking news, Umarov sarebbe rimasto ucciso durante gli scontri infiniti che hanno dilaniato gli ultimi giorni sul confine tra Cecenia ed Inguscezia. Se il fatto è reale, per i separatisti ceceni la situazione si fa se possibile ancora più pesante. Anzitutto perché consideravano Umarov come una guida, ma non solo. La stragrande maggioranza del popolo guardava infatti a lui come al legittimo leader del Paese. Grozny dunque piange lacrime amare per l’autoproclamatosi Emiro del Caucaso del Nord.

Araldo di guerra, ha guidato la lotta cecena contro la Federazione Russa sin dal 1994. Per i suoi indiscutibili meriti sul campo, ha ricevuto le massime onorificenze locali: l’Onore della Nazione o Kioman Syi e l’Eroe della Nazione - Kioman Turpal. Ha sfogato tutto il suo impeto e donato tutta la sua ferocia al suo Paese, un lembo di terra grande quanto l’Umbria ed attualmente popolato da 800mila anime. Un tempo erano 1 milione e 200mila. Ma questo accadeva prima, prima della guerra e dei suoi scempi indicibili. Il Paese di oggi è popolato da 70 ceceni su 100; il resto sono russi (20 per cento) o inguscezi (10).

Sono pochi, pochissimi i dati disponibili sulla nazione. E’ difficile reperirli, è così non si conosce né il tasso di alfabetizzazione, né la speranza di vita. Non ci sono purtroppo dati attendibili sulla percentuale di popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà, e non esiste una stima del debito estero o delle commesse militari. Si sa poco della Cecenia. Ma quel poco che è noto non fa che supportare l’idea che si tratti di un inferno. Un inferno in cui il tasso di mortalità arriva addirittura al 350 per mille-l’Italia registra meno del 6 per mille. 

Eppure per alcuni la Cecenia conta parecchio. Merito di un paio di cose: anzitutto del gas naturale. E poi del petrolio. Nel solo distretto della capitale Grozny, si producono ogni giorno 4 mila tonnellate di oro nero. Ma anche se in Cecenia non ci fosse proprio nulla, esiste comunque chi ucciderebbe pur di controllarla. Perché c’è dell’altro. Sul territorio passano i due oleodotti russi che pompano greggio e gas dal Mar Caspio verso il terminal di Novorossisk, sul Mar Nero. Controllare la Cecenia allora non è un cavillo, ma pura strategia.

Il Cremlino in questi anni non ha mostrato alcuna volontà di creare un dialogo con i separatisti. Li ha inquadrati, censiti alla svelta ed inseriti nelle liste del terrorismo internazionale per i loro –presunti- legami con Al-Qaeda. Peggio ancora, ha gettato discredito su di loro, accusandoli di essere pazzi, visionari, privi di qualsiasi sostegno popolare. Putin ha sempre optato per l'autonomia limitata. Su questa falsariga il referendum ceceno del marzo 2003 e la farsa delle elezioni presidenziali dell’ottobre dello stesso anno.

Allora, vinse l’uomo di Mosca, Akhmed Kadyrov. Ma sulla regolarità della tornata non ci scommetteva nemmeno l’Osce. Kadyrov è caduto presto. Assassinato a maggio del 2004, ha lasciato il posto al secondo fantoccio, il suo Ministro degli Interni Alu Alkhanov. Così Mosca ha sperato di normalizzare il territorio. Ma i ceceni digrignano i denti. La loro vita ormai è semplice, talmente semplice che le strade da percorrere di riducono a due: vivere o morire. E stando ai loro racconti amari, spesso la differenza è minima. Cresciuti nella miseria e nel terrore degli omon, le operazioni di rastrellamento degli spesnatz, i corpi speciali di Mosca, seppelliscono i loro morti ed attendono.

Attendono che un altro Doku sorga dal fango ed incenerisca gli odiati invasori.

 

 

 

 

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