Ci sono zone della Sicilia dove le denunce del racket sono pari a zero o quasi. Non solo: in alcune aree della regione Cosa nostra si è già inserita in attività evolute come quella energetica o nella gestione della raccolta dei rifiuti solidi urbani, magari approfittando delle varie emergenze. Sono solo alcuni elementi che emergono dalle pagine del libro L'Isola civile, scritto dai giornalisti del Sole 24Ore Nino Amadore e Serena Uccello e da ieri in tutte le librerie. Il volume racconta la stagione felice della ribellione contro il racket di imprenditori come Ivan Lo Bello, Antonello Montante, Andrea Vecchio, Marco Venturi, ma anche i tanti, troppi silenzi, che continuano a esserci in parecchie aree della Sicilia: come a Trapani dove nonostante la nascita di un'associazione antiracket le denunce si contano sulle dita di una mano, oppure a Catania dove il silenzio degli imprenditori (tranne qualche lodevole eccezione) è addirittura disarmante: i commercianti non denunciano e la presenza delle cosche nei quartieri è assoluta e penetrante. Il libro ricostruisce un contesto economico permeato dalle famiglie mafiose in vari settori produttivi: dalla gestione della Grande distribuzione organizzata alla logistica, dall'energia eolica all'edilizia tout court. Per non parlare poi della presenza asfissiante in qualche area industriale dove il controllo della filiera è stato o è ancora opprimente.
C'è un altro elemento che emerge: alla stagione felice della ribellione contro Cosa nostra che vede in prima linea gli imprenditori siciliani non è seguito un moto di popolo con il coinvolgimento di altri protagonisti della vita politica ed economica della Sicilia ma non solo: «Continuo a sostenere - dice Amadore, - che l'adesione spontanea dei professionisti e di altri pezzi della società, in termini di denunce contro il racket e il riciclaggio del denaro mafioso, potrebbe avere un effetto devastante per Cosa nostra e per tutte le mafie». Intanto, dopo aver incassato l'obbligo di denuncia per legge, gli imprenditori avanzano un'altra proposta che potrebbe avere effetti rivoluzionari nella lotta alla mafia: «Una norma, sul modello di quella fatta per i pentiti, che assicuri vantaggi a quegli imprenditori collusi (non solo a quelli vittima del racket cui già provvede la norma inserita nel decreto sicurezza) che decidano di raccontare tutto e di fare chiarezza». Un libro che si può leggere anche in controluce per individuare quel contesto siciliano che rende un manipolo di imprenditori dei sovversivi, dei rivoluzionari in un'isola in cui la normalità è appunto rivoluzione, come dimostrano anche le cronache di questi giorni. Un'isola in cui il consenso politico, anche in aree che sembravano immuni, si poggia su rapporti consolidati dei politici locali con uomini di Cosa nostra o molto vicini alla mafia. Così L'Isola civile (Einaudi, 262 pagine, 17,50 euro) racconta il cambiamento possibile ma anche la rassegnazione, racconta il riscatto politico ma anche i tanti interessi che puntano a condizionare spesso anche la politica regionale e nazionale. Un libro che è sicuramente utile per capire il perché delle scelte della politica regionale e anche parte delle ragioni della crisi di governo in atto alla Regione siciliana.
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