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Articolo 21 - Osservatorio Esteri
Da Mosca un nuovo allarme xenofobo. Ma sono i soliti, vecchi fantasmi della â??Casa Russiaâ?
Da Mosca un nuovo allarme xenofobo. Ma sono i soliti, vecchi fantasmi della â??Casa Russiaâ?

di Simone Petrelli

E siamo a più di 20. Gli uccisi in terra russa in questo scampolo di 2009. Motivo? Origine etnica o razziale. Questione di pelle, insomma. Come se non bastasse, ammontano quasi a 100 le persone aggredite per lo stesso motivo. Così si impenna il rischio del razzismo. Ed in Russia continua l’allarme xenofobia. Levada Tsentr ha reso pubblico un sondaggio dell’ultima ora. La metà del popolo approva lo slogan oltranzista. ‘La Russia ai russi'. Avanti con le limitazioni di lavoro legate all'etnia.

Stando all'indagine, militari, polizia e personale del ministero dell'Interno sono le categorie professionale più avverse all'immigrazione. Il 75 per cento vede gli immigrati come pesi gravanti sull’ordine sociale. Tanto che buona parte delle vittime di aggressione sono migranti. Giunti in Russia da paesi ex sovietici del centro d’Asia. Sono loro le prede. Perchè considerati migranti anche se formalmente portano una cittadinanza russa in tasca. Gli appestati hanno un nome. Le prede si chiamano ‘kaykaztsy' o ‘chiorni’, ‘neri'.

Così ora gli occhi dell’opinione pubblica sono puntati sull’ultradestra xenofoba, i 70mila skinheads che si riversano in strada, pugni stretti e tanta rabbia addosso. Come in marzo dello scorso anno. Quando la periferia nord di Mosca aveva visto una donna cadere. Accoltellata ripetutamente sotto gli occhi dei passanti. Si occupava di raccogliere l’immondizia in un condominio della capitale. Proprio come tante sue connazionali. Parlava poco il russo, e la pelle ambrata e gli occhi allungati tradivano la sua provenienza straniera. Troppo straniera per star lì.

Troppo per passare indenne sotto le mani impietose che l’hanno macellata nel gelo della notte moscovita. Solo una settimana prima a Kitai Gorod, proprio dietro il Cremlino, Aleksei Krilov è stato colpito in strada. Mentre, ignaro, faceva la fila per entrare in un locale in occasione di un concerto punk. Tratti troppo meridionali. Ed “antifa” (antifascista) convinto, per di più. Un attacco lucido e prepotente. Che era perfino stato pianificato a tavolino. Sul forum dei fan del club di casa, lo Spartak Mosca. E’ così che funziona, ormai. Ci si dà appuntamento sul web.

E si aprono le danze. La caccia allo straniero, che da Internet dilaga nel mondo reale. A testimonianza di tutto, i video girati dagli skins durante i pestaggi. Trofei filmici dello scempio, da postare poi sul web. Addosso agli immigrati scuri di pelle, musulmani dell’ex Urss o africani, ebrei o omosessuali, o magari giovani di estrema sinistra. Sova Centre ha pubblicato, negli anni, una serie di rapporti agghiaccianti. 653 aggressioni a sfondo razzista nel solo 2007, con 73 vittime. 62 nel 2006. Con Mosca capitale degli attacchi, 40 per cento del totale nazionale.

Alle spalle Pietroburgo, teatro della morte oscena di una bambina tagika di appena nove anni. Ma ci sono anche gli Urali. A Nizhni Novgorod, ad esempio, fu presa di mira la locale sinagoga. In Siberia assaltano i campeggio ecologisti. E nessuno fa nulla. Perché in tribunale gli atti xenofobi passano per semplice teppismo. Sempre. Tutti fuori in un attimo. Tutti puliti, ed impuniti. L’ultradestra ha i suoi canali. Quello ufficiale si chiama Movimento contro l’Immigrazione Illegale. Ed è -più o meno- tollerato dal Cremlino.

Poi c’è l’Unione Popolo Russo. Che riunisce anche i nostalgici monarchici, e gli ultraortodossi. E c’è perfino chi ha nostalgia del proibito. I nazionalsocialisti dell’Unione Slava e della Società Nazional Socialista (NSO). Quelli che ogni 20 aprile festeggiano. Raid violenti per celebrare il compleanno di Adolf Hitler. Quelli che, in perfetto stile paramilitare, organizzano campi di addestramento sulla falsariga dei Korps tedeschi. L’ultima volta che hanno sfilato hanno intasato le vie di Mosca con 3mila persone: la Marcia Russa. Una parata delirante di saluti nazisti e cori antisemiti.

Tra le macerie dell’Unione Sovietica, dopo quasi venti anni di neo-liberismo spinto nascono fiori mostruosi. Una nuova generazione razzista, intollerante, paramilitare, apertamente nazista. Ma il peggio è altrove. Nel silenzio (-assenso?) della politica ufficiale. E soprattutto nella tendenza detestabile e preoccupante che Vladimir Putin ha dimostrato (per Medvedev siamo ancora sul chi vive) all’utilizzo di slogan populisti e pan-russi

 

Dalla rete di Articolo 21