di Simone Petrelli
Sarà la quiete, finalmente. Forse. Negli States si usa al proposito una felice espressione: "road map". Cioè percorso per fasi. Ma più che un percorso sembra un calvario. Perché dietro c’è una storia fatta di anni pesanti. Di atrocità. Di odio sedimentato. Armenia e Turchia non dimenticano. Per la normalizzazione dei loro rapporti ci vorrà più di un impegno programmatico. Ma almeno qualcosa si è già mossa. E così qualcuno sogna. "Progressi concreti" e "comprensione reciproca", dice, da Ankara, il Ministro degli Esteri Ali Babacan.
Lui che ha ancora negli occhi la sagoma di Barack Obama, volato fin laggiù il 6 aprile scorso per una visita che ha coinvolto anche l’armeno Edward Nalbandian e la mediatrice elvetica Micheline Calmy-Rey. Sono tensioni pesanti quelle fra i due Paesi. Un odio che risale indietro nel tempo fino al genocidio degli armeni. Massacri indegni subiti ai tempi dell'Impero Ottomano, tra il 1915 e il 1917. Stragi infami mai ammesse da Ankara. Nel 1993 tutto sembrò precipitare, quando Ankara si schierò anche militarmente a fianco degli azeri, invischiati negli scontri per il Nagorno Karabach, una scheggia armena conficcata in territorio azero.
Ankara aveva chiuso la frontiera con l'Armenia nel 1993 per solidarietà con l'Azerbaigia. Un paese musulmano e turcofono in conflitto con Ierevan per il controllo dell'enclave cristiana in territorio azero occupata dagli armeni dopo un conflitto di sette anni (1988–1995). Ora si scommette sul futuro. Senza dimenticare, però, un profondo senso di inquietudine. La normalizzazione dei rapporti bilaterali potrebbe infatti innervosire l'Azerbaigian. Che aveva già manifestato diffusi timori riguardo ad accordi che non prevedessero progressi sul Nagorno Karabakh.
Da allora, i rapporti diplomatici Turchia-Armenia sono stati interrotti, le frontiere comuni sigillate. Per di là non è passato nemmeno uno spillo. E’ silenzio, e sono sguardi truci. Da entrambi i lati della barricata uno sdegnato oblio di morte. Oggi accade qualcosa, finalmente. Le parti sembrano volere la stessa cosa. Un cambiamento radicale. E soddisfacente. Così, a chi ora legge il comunicato congiunto di Ankara, Ierevan e Berna il cielo sembra un po’ meno grigio. Rispetto all’inferno del passato, tutto sembra anzi pieno di speranza.
Ankara ha in questo senso fatto intendere che sì, la normalizzazione è possibile. Ma contestualmente al ritiro delle truppe armene dall’enclave e dalle aree circostanti, che sommate ammontano al 20% del territorio azero. E Baku trema. Teme un "tradimento" da parte del suo tradizionale alleato-patron. Perché Baku ha paura. Tanto che nei giorni scorsi in Parlamento una mozione contraria alla riapertura dei confini turco-armeni è stata sottoscritta sia dal governo che dall'opposizione.
L'Azerbaigian, insomma, non ci sta. E parla chiaro. Con un messaggio del Ministero degli Esteri rivolto direttamente al governo di Ankara. Poche, durissime righe. La repubblica caucasica è contraria. Contro qualsiasi tipo di normalizzazione con l'Armenia. Finché non verrà risolta la situazione in Nagorno Karabakh. La road map dovrà tener contro anche di questo.
Duilio Giammaria ha vinto il prestigioso premio della United Nations Correspondents Association per il reportage "L'avventura italiana in Asia Centrale"
LIBERI i tre operatori di Emergency!
Caso Vattani, Tar Lazio sospende richiamo
Siria, si fa strada l'ipotesi dell'invio dei caschi blu per fermare i massacri
Si può sparare sui migranti? Mantica: "Non è un problema mio"
Eritrei: accordo raggiunto; l'Italia si smarca
Christian Poveda: la guerra tra gangs in Salvador fa una vittima in più - di Simo Petrelli
Il signore della guerra Lord of war - di Simone Petrelli
Araucania è l'inferno
Ancora sotto scacco la Regina dei Dalit indiani
Sulla Bielorussia lâ??ombra lunga della Ceka
Un altro bavaglio sul Kazakhstan
Pechino schiaccia ancora Urumqi. Le proteste del weekend finite nel sangue
In Albania la stagione della democrazia. Forse
Gli Scorpioni di Serbia alla sbarra
Polizia contro polizia: è lâ??ultima deriva del Messico in crisi



