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Articolo 21 - Osservatorio Esteri
Morto il Panchen Lama tibetano? A Pechino più mistero che sgomento
Morto il Panchen Lama tibetano? A Pechino più mistero che sgomento

di Simone Petrelli

Era il prescelto. D’ora in poi sarà solo un’altra leggenda ammantata di misticismo. Il Panchen scelto dagli inviati del Dalai Lama è morto. Così quello indicato da Pechino rimane l'unico Lama. E’ la dichiarazione-bomba del documentarista giapponese Yoichi Shimatsu, direttore del Japan Times Weekly. Sarebbe morto l’undicesimo Panchen Lama, quello “autentico”, designato a suo tempo dal Dalai Lama perché riconosciuto reincarnazione del precedente Panchen. La seconda carica spirituale per il popolo tibetano.

Gedhun Choekyi Nyima era il suo nome. Era stato scoperto pochi anni fa, nel 1995. Ancora bambino, era stato rapito dai cinesi e sostituito con un altro Panchen, nominato in sua vece con la forza, leale a Pechino. Da allora non si era saputo più nulla. Nessuna notizia. E nemmeno una voce. Niente sulla sua sorte. Nyima era diventato così un’ombra silente. Peggio ancora, era il più giovane detenuto politico del globo. Ancora bambino e già prigioniero di coscienza. Oggi torna a far parlare di sé. Purtroppo. Yoichi Shimatsu, nel corso della sua pubblica rivelazione, ha spiegato che il Panchen sarebbe per di più morto da tempo.

Cancro o leucemia la causa del decesso. Stando alle dichiarazioni del giornalista, la notizia sarebbe attendibile, veicolata da una fonte occidentale per di più schierata a sinistra. Si tratterebbe di Caracas. O di Cuba, magari. Il Paese che, per la cronaca, ha inviato un’èquipe medica su richiesta cinese per prestare cure –vane- all’illustre ostaggio. La notizia del decesso sarebbe stata tenuta nascosta sia da Pechino che dalle autorità tibetane. Perché la Cina non può ammettere di aver lasciato morire un detenuto politico. Ed al Tibet pesa ammettere che il Dalai Lama possa aver designato ad una carica tanto alta e vicina alla perfezione celeste un bambino malato.

Le nuove rivelazioni di Shimatsu, oltre ad aver ammutolito il pubblico assiepato nell’università Qinghua di Pechino, ateneo in cui nel 1964 si laureò l’ingegnere più famoso del Paese, Hu Jintao, lasciano ora campo libero al Panchen Lama designato da Pechino. Una figura che già in passato si è schierato contro il leader spirituale tibetano, definendolo "nemico del popolo tibetano". Oggi avrebbe vent’anni. Che sono comunque pochissimi per reggere il peso del mondo e della speranza di un popolo oppresso. Se quanto sostenuto dal documentarista nipponico corrisponde a verità, ormai il problema non si pone più.

Il Panchen Lama ha un ruolo fondamentale. Riconosce la reincarnazione del Dalai Lama. Ma lo stesso ruolo è riconosciuto anche al Dalai Lama nei confronti del Panchen. Nel caso del Panchen Lama, il ruolo del Dalai Lama è anzi ancora più decisivo. Perchè a lui spettano i principali compiti di selezione ed educazione del Panchen. Un simile meccanismo fa della storia tibetana un susseguirsi di riconoscimenti. Fino a giungere a Tenzin Gyatso, quattordicesimo ed attuale Dalai Lama, che riconobbe Lobsang Trinley Lhündrub Chökyi Gyaltsen quale decimo Panchen Lama. Dopo la morte controversa del decimo Panchen Lama, fulminato da un malessere subito dopo aver pronunciato un discorso ostile a Pechino, furono avviate in fretta le ricerche per individuare l'undicesima reincarnazione. Affidate a Chadrel Rinpoche, che individuò un bambino e ne comunicò il nome in gran segreto al Dalai Lama.

Dopo l’annuncio di individuazione dell’undicesimo Panchen, Gedhun Choekyi, le autorità cinesi reagirono arrestando Chadrel Rinpoche. E sostituendolo con Sengchen Lobsang Gyaltsen, che rintracciò un Panchen diverso da quello identificato dal Tibet. Dal 1995 vi sono dunque stati due Panchen Lama contemporaneamente: quello riconosciuto dal Dalai Lama e da tutti i tibetani, e quello insediato da Pechino. Cresciuto "nell’amore per il Partito Comunista e per la madrepatria socialista". Oggi le cose sono cambiate. In peggio, purtroppo. Il Panchen è morto, viva il Panchen. Il diciannovenne Gyaincain Norbu è ora padrone del campo. Nato nella provincia tibetana di Lhari e figlio di due membri della sezione del Partito comunista, potrà gestire al meglio la campagna che verrà.

Quella tesa a far dimenticare e magari screditare il Lama suo avversario, tanto amato in Occidente. Ma la sostanza non cambia. Ed il Panchen Lama rimasto, quello “ufficiale” altro non è che un portavoce del regime. Il silenzio sta già tornando a calare sulla fine del "piccolo buddha". Anche perché tutti sembrano semplicemente pensare ad altro. Principalmente per salvarsi la faccia.

 

Dalla rete di Articolo 21