‘Abitare’ è un verbo che si può declinare in modi diversi. Si può abitare in un appartamento in centro, in una villetta in periferia, in un monolocale, in una baracca, in una stanza condivisa in cinque, in un corridoio dove dormire ammassati, in un attico lussuoso. C’è anche un altro modo di abitare, un modo che potrebbe quasi sembrare un ossimoro, un corto circuito semantico che è anche un corto circuito sociale e psicologico: abitare una casa che non c’è.
Ed è il tema di questo libro. La casa “che non c’è” è quella che il proprietario rivuole, mettendo sotto sfratto l’inquilino. Quella del mutuo troppo alto da pagare e che la banca si riprenderà. Quella dell’affitto più alto di uno stipendio. Quella che si occupa per disperazione insieme con altri disperati. La casa che l’ufficiale giudiziario ti strappa umiliandoti o quella che è soltanto un numero in mano a società immobiliari che speculano su un diritto negato.
Perché la casa è un diritto. Riconosciuto dalle leggi italiane e anche dal diritto internazionale. Recita l’articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: “Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione…”
Quando la legislazione prevede un diritto per i cittadini, come conseguenza ci dovrebbe sempre essere un “dovere-istituzionale” per chi governa. Eppure quello alla casa è uno dei diritti clamorosamente negati. Rimane spesso solo il diritto alla disperazione, perché chi non ha casa diventa improvvisamente nessuno. E’ senza radici. Malato di nostalgia, per quel che ha perso, e privato del futuro. Puoi non avere un lavoro e ce la puoi fare, ma senza casa non puoi vivere; non puoi nemmeno provarci: è la tesi, dura e vera, del libro di Riccardo Chartroux.
Pagina dopo pagina emerge una realtà di povertà silenziose e Chartroux è bravo ad alternare casistica e analisi, cronaca e denuncia. E’ un libro-documentario scritto con la carica avvincente del romanzo, ma di romanzesco, purtroppo, non c’è nulla. E’ tutto vero, e le molte pagine dove rabbia e commozione si mescolano, sono registrazione fedele di drammi, a volte di tragedie, perché di casa si può anche morire.
L’abitazione non è soltanto uno status symbol. Non è semplicemente il posto dove mangiare e dormire. E’ il luogo che rappresenta i nostri affetti, dove crescono i nostri figli, dove invecchiamo. La casa-rifugio, materna e protettrice; la casa-radice, dove ricordare il passato e proiettarsi nel futuro attraverso noi e i nostri figli; la casa-atmosfera, dove coltivare le nostre relazioni o trascorrere il tempo libero. La casa, sottolinea l’autore, non è un bene che può essere trattato come una merce qualsiasi.
Chartroux ce lo fa capire viaggiando dal nord al sud del Paese. Dalle quotazioni immobiliari impazzite degli ultimi anni alle occupazioni di Milano o di Roma; dai quartieri napoletani dove l’emergenza abitativa è gestita dalla camorra fino alle banche che praticano condizioni creditizie migliori alla mafia piuttosto che agli enti pubblici.
Il libro è una testimonianza clamorosa e attendibile che spiega come quotidianamente si neghi la speranza d’una vita migliore a un numero enorme di cittadini. Un numero che facciamo perfino fatica a conteggiare: più di tre milioni, secondo Banca d’Italia, sono le famiglie che hanno un disagio abitativo, ma poi c’è l’enorme buco nero di coloro che neanche sono inclusi nelle statistiche ufficiali. Milioni di persone che non sono più – se mai lo siano state – i ‘poveri’ dell’immaginario tradizionale. La “casa che non c’è” taglia speranze e vite di uomini e donne, di anziani e bambini cacciati sulla strada dalla forza pubblica, di immigrati e borghesi che si ritrovano a occupare insieme edifici fatiscenti, pensionati e funzionari il cui stipendio non regge ormai neanche un affitto concordato.
Riccardo Chartroux nelle ‘case che non ci sono’ c’è entrato e ha dato voce a quella umanità dolente che paga le contraddizioni di una società che è impantanata fra sviluppo e sofferenza, e lo ha fatto con la franchezza del cronista e la passione dello scrittore.
prefazione di Walter Veltroni
Cercasi casa disperatamente- di Riccardo Chartroux
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