«Come vecchi commilitoni che si ritrovano, ho chiesto ad alcune delle firme che mi hanno accompagnato negli anni dell'"Unità" di raccontare il vuoto che stiamo attraversando. Il vuoto della politica. Ho chiesto se anche loro galleggiano dentro una delusione che ci toglie la voglia e la rabbia. Ho chiesto di farmi compagnia nei miei dubbi. Ho chiesto se hanno una spiegazione. E una soluzione.»
Giocare pulito significa rispettare gli impegni presi, non scaricare su altri la colpa dei propri errori. Non giochi pulito se il giorno dopo ti dimentichi dei tuoi elettori, se ti metti d'accordo sottobanco con i tuoi avversari del giorno prima. Io gioco pulito nasce un anno fa dalla sconfitta storica del centrosinistra e vuole dare una risposta a quei milioni di persone che hanno assistito al trionfo di ciò che avevano sempre combattuto e sono rimaste sole.
Come è stato possibile che il governo Prodi implodesse dopo poco più di un anno e che in quindici mesi il Partito democratico dilapidasse gran parte del patrimonio di consensi guadagnato con le famose primarie? Come è stato possibile che da un giorno all'altro Walter Veltroni gettasse la spugna senza fornire una vera spiegazione del suo abbandono? Perché si è lasciato che il Paese finisse ancora una volta nelle mani di un oligarca miliardario che considera la Costituzione un impaccio? Questa è la storia di un enorme spreco di fiducia e di speranze, raccontata da chi per otto anni ha osservato i giochi di potere della vecchia e stanca nomenklatura politica italiana dalla scrivania di direttore dell'«Unità».
Ne è uscito un libro corale che è in qualche modo la continuazione di quel giornale animato dalla passione e dall'impegno civile di Furio Colombo e Marco Travaglio, di Antonio Tabucchi e Corrado Stajano, di Nando Dalla Chiesa e Oliviero Beha, di Maurizio Chierici e Sandra Amurri. Testimoni della disfatta che, nonostante tutto, non vogliono arrendersi.
Affermare: «Io gioco pulito» non vuol dire vantarsi o sentirsi migliori degli altri. È la dimostrazione che in politica, ma soprattutto nella vita, si può vincere - e vincere meglio - se si rispettano le regole e si dà il giusto peso a parole considerate desuete dai nuovi padroni d'Italia. Onestà. Lealtà. Competenza. Generosità. Rispetto per gli altri.
Antonio Padellaro (1946) ha iniziato la sua carriera di giornalista all'Ansa. In seguito è diventato responsabile della redazione romana del «Corriere della Sera» e vicedirettore dell'«Espresso». Dal 2005 al 2008 è stato direttore dell'«Unità». Per BCDe ha pubblicato Non aprite agli assassini (1995), Senza cuore (2000) e, insieme a Furio Colombo, Il libro nero della democrazia (2002).
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