di Simone Petrelli
Ha vinto il Dtp. Ora il Kurdistan è un po’ più kurdo. Alla faccia dell’Akp, del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo che tante simpatie riscuote, ma non qui. Perché qui non siamo ad Istanbul. “L’imperatore è lontano, il cielo così alto”, si soleva dire nelle regioni più remote della Cina. Per sottolineare quanto spesso alla distanza geografica si accompagni un abisso che ha anche del culturale. Ora basta! Ora basta! Grida il popolo in strada a Van. Ipek Yolu sarebbe il corso locale. Una strada piena zeppa di negozi, un paradiso per lo shopping, un richiamo irresistibile per chi ha la febbre dell’acquisto.
Invece ora neanche si cammina, tanta è la folla che staziona in ogni metro. Tutti radunati per la protesta. Per quel risultato che non ti aspettavi. Che strappa la regione all’egemonia di uno Stato tanto, troppo distante. Il 52% dei consensi non è un risultato tondissimo. Ma qui è un autentico miracolo. Perché a loro, amici di Istanbul, del governo, di Erdogan, è toccato appena il 40%. Così, cade anche l'ultima roccaforte dell'Akp. E il sud-est dell’Anatolia, zona kurda sotto controllo della Turchia, si riprende un bel pezzo della sua identità.
C’era una volta un sindaco uscente che aveva deciso di ricandidarsi. Il suo nome era Burhan Yenigun. Una volta era primo cittadino, ed ora non lo è più. Perché ora ha perso. E ceduto la città che aveva amministrato ad un giovanissimo avvocato, Bekir Kaya. Lo stesso uomo del Dtp finito sotto inchiesta durante la campagna elettorale. Perchè aveva osato parlare in kurdo. E si era azzardato ad utilizzare per la sua città la lettera W nei manifesti elettorali (Wan, in kurdo, piuttosto che Van, alla turca). Oggi Bekir Kaya sembra un po’ più sollevato. E dice che sarà il sindaco di tutti.
Dice che si impegnerà, per il suo popolo e la sua città. Per tentare di cambiare le sorti di un angolo di mondo afflitto da carenze gravissime in servizi essenziali come elettricità ed acqua, nelle infrastrutture, nelle condizioni di vita che stazionano ancora penosamente al di sotto della sogli della decenza. A Wan ci sono quasi 700 mila abitanti. Si tratta per il 50% di profughi. La situazione potrebbe essere tesa, anzi tesissima. Ma nell’aria c’è dell’altro. Perché il voto ha lasciato dietro di sé tante speranze. Ed altrettanto orgoglio.
Balli e canti per una festa grande. Per la liberazione inattesa che diventa sollievo. Wan si toglie di dosso il peso di un’amministrazione aliena. Lo stesso sistema che ha condotto al Newroz, il disgraziato capodanno di violenza e di sangue di appena tre mesi fa. Ma oggi tutto sta cambiando. A Dijarbakir, dove era stato ricandidato il sindaco uscente Osman Baydermir, alla fine l’ha spuntata il Dtp. Idem dicasi per Bostanici, dove ad una donna è succeduta una donna nella guida di uno dei villaggi più flagellati dalla piaga dei profughi, dall’onda di quei 20mila stanchi e disperati messi in fuga dalla guerra tra Istanbul e le forze del Pkk.
E pensare che alle amministrative il favorito era l'Akp. Forte di un largo successo riscosso precedentemente alle urne. Nel 2004 aveva conquistato 1.789 comuni. Oggi il vento è cambiato. Istanbul ed Ankara restano intoccabili. Roccaforti politiche per Kadir Topbas e Melih Gokcek. Ma dalla recente prova elettorale il partito di governo usce in un certo senso con le ossa rotte. Un tempo il 47% del popolo si affidava a lui. Ed “un tempo” era appena due anni fa. Oggi è al 39%. La popolazione sta dando un segnale. Troppo distanti da un potere che sembra sempre più impalpabile.
Troppo distanti dall’Europa. Troppo colpiti dalla recessione del mercato. E dalla disoccupazione. Con i giovani che languono in strada o sprecano le loro energie migliori in impieghi frustranti ed inadeguati. Se ne va così, il meglio della Turchia. Ma questo vale un po’ per tutto il Paese. Nel sud e ad oriente, alle altre ferite si aggiunge anche la questione kurda. A poco sono valsi gli ammorbidimenti nella linea di Erdogan. Apre il dipartimento di lingua e letteratura kurda all’università di Istanbul? Non è abbastanza. Nasce il primo canale statale in kurdo? Non basta.
I 48 milioni di persone che hanno affollato le urne avevano altro in testa. Ad esempio, le manovre dell’Akp, il partito per la Giustizia e lo Sviluppo di orientamento islamico moderato. Quello che, per la cronaca, detiene la maggioranza parlamentare. Ed ha condotto una campagna elettorale stracolma di iniziative quantomeno discutibili. Erdogan ha regalato frigoriferi e lavatrici per farsi amici gli elettori dell'Est. Ed è arrivato perfino a far modificare le foto dei comizi. Per farli sembrare più affollati di quanto in realtà non fossero.
Oggi tutto questo non serve più. Perché qui nell’Est ha vinto il Dtp.
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