“Sergei Protazanov, giornalista e tipografo di Grajdanskoie Soglasie, un piccolo giornale di opposizione della municipalità di Khimki, nell’hinterland di Mosca, è il 48° giornalista ucciso nella Federazione Russa dal 2000, anno di insediamento al potere di Vladimir Putin. Forse qualcuno dovrebbe dire : basta ! “. Si apre così il comunicato diffuso dall’esecutivo di Information Safety and Freedom, associazione internazionale per la libertà di stampa, sull’ ennesimo caso della morte sospetta di un giornalista in Russia :
“ Le autorità russe già tentano di insabbiare il caso, - continua la nota di ISF - diffondendo voci su una presunta overdose di droga come causa della morte e si rilancerà, anche in questo caso, la tesi del complotto : giornalisti e dissidenti russi verrebbero uccisi in concomitanza di importanti avvenimenti internazionali ( il G20 a Londra ) per screditare il Cremlino agli occhi del mondo. Ma muoiono sempre giornalisti di opposizione, i pochi che cercano di fare il proprio mestiere, mettendosi fuori dal coro pressoché unanime dei media russi ormai quasi tutti messi sotto controllo dall’oligarchia al potere “.
“ Protazanov , era invalido ed è stato avvicinato nella notte fra sabato e domenica scorsa da alcuni sconosciuti che gli hanno chiesto una sigaretta e poi lo hanno aggredito. La moglie, avvertita per telefono, lo ha condotto in ospedale dove lo hanno dimesso: è morto a casa lunedì scorso. Il collega stava indagando sui brogli elettorali nel corso delle ultime elezioni municipali . Il suo giornale è collegato all’opposizione che sta contrastando i piani di cementificazione dell’ amministrazione guidata dal sindaco Vladimir Vladimirovich Strelchenko che minacciano le foreste di Khimki . Nel novembre scorso Mikhail Beketov, direttore della Khimkinskaja Pravda, che indagava sulle attività economiche del sindaco , è stato picchiato alla periferia della capitale russa e ricoverato in ospedale con ferite alla testa e una gamba fratturata. Grazhdanskij Forum, un altro giornale locale di opposizione, ha chiuso dopo che il suo direttore è stato aggredito e picchiato “.
“ Chiediamo alle istituzioni europee, ai partiti e alle associazioni – conclude il comunicato di Information Safetry and Freedom - di astenersi da nuovi cordogli, condanne e inutili lavaggi di mani, che non trovano mai traduzione concreta nell’atteggiamento tenuto nei confronti della politica autoritaria della Federazione Russa. Se nessuno riprende e rilancia le denunce che hanno condannato a morte quei colleghi ( il primo fu l’italiano Antonio Russo, dimenticato come la guerra in Cecenia ) , è come ucciderli una seconda volta “.
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