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Articolo 21 - Osservatorio Esteri
Sette uomini in manette: Sendero Luminoso colpisce ancora?
Sette uomini in manette: Sendero Luminoso colpisce ancora?

di Simone Petrelli

Sendero Luminoso c’è. Vivo e vegeto, a quanto si dice. Più di una diceria. Più di uno di quei racconti con cui il popolo riempie le serate rompendo la noia. Nelle ultime ore, il colpaccio delle forze di sicurezza. Sono stati catturati in sette, presunti uomini del movimento rivoluziario peruviano. Dopo un'azione militare che avrebbe preso avvio giorni fa nella zona di Vizcatán, al sud. Un’area che era considerata l’ultimissimo bastione della lotta rivoluzionaria prima della debàcle finale.

Tutti ne parlano. Si chiedono: ma Sendero Luminoso c’è ancora? E’ sopravvissuto alla cattura del leader Abimael Guzmàn Reynal, 17 anni fa? E magari anche al truce smantellamento dei suoi fedelissimi, annientati poco dopo in un autentico bagno di sangue? Sembra che la rivoluzione ci sia ancora. Portata avanti da una parte del movimento, anche se minima, che ha deciso di rifugiarsi nella selva. Infischiandosene dei proclami di Lima, degli appelli, degli inviti alla deposizione pacifica delle armi.

Alleandosi infine con i padroni delle selvas, i signori della droga. Un modo, l’ultimo ed il più disperato, per mantenersi a galla, e magari mettere a segno ogni tanto qualche buon colpo. Colpire, fuggire, nascondersi: la nuova frontiera della guerriglia. Strana fine per Sendero Luminoso, per la rivoluzione sudamericana di stampo maoista nata quasi 40 anni fa. José Carlos Mariátegui, combattente, ne coniò il nome, teorizzando la favola del sentiero luminoso, quello verso la rivoluzione. Un sentiero verso la società contadina radicalmente comunista. Sendero per anni funzionò da anti-Stato.

Anzi, da Stato nello Stato. Padrone delle campagne e delle regioni montuose, plasmò per anni una società affidata alle mani ed ai fucili dei guerriglieri, che agivano nell’ombra e nell’ombra colpivano, in totale, assoluta clandestinità. E che sovente usavano le maniere forti per farsi ascoltare ed ubbidire. Fino all’èra Fujimori, il Perù fu schiavo di questo anti-sistema. E reagì poco e male. Per poi intervenire col terrore, colpendo alla cieca ed alla cieca assommando vittime alle vittime. La guerra civile peruviana durò all’incirca 20 anni. E riscosse un conto salatissimo ed amarissimo.

70mila vite, di cui 40 solo tra i contadini. Tutto questo avvenne nel silenzio totale. E nella completa indifferenza della comunità internazionale. Immobile di fronte al sangue ed ai carnefici, per rivoluzionari o governativi che fossero. Da oggi, a Valle del Rio Apurimac y Ene quell’incubo antico è tornato. Qui sono stati catturati i sette. Qui Sendero aveva trovato rifugio, e concentrato un gran potere. Qui, soprattutto, da sempre si produce e si smercia la coca. Perché in questi luoghi non è la rivoluzione che attrae, ma il guadagno.

Ed il narcotraffico di guadagno ne prospetta proprio parecchio. E’ qui a VRAE che ci si spara e si muore. Ma non per la rivoluzione, né per il maoismo, né tantomeno per tracciare col sangue un sentiero luminoso verso la nuova società. Perché chi impugna le armi ed agisce nell’ombra, chi si nasconde e poi colpisce per svanire di nuovo nel nulla non porta con sé la bandiera rossa del Partido Comunista de Perù-SL. Sono narcos, narcos e basta. E di racconti delle loro gesta ne girano fin troppi per convincersi del contrario.

Lo scorso anno, nella Valle vennero massacrati alcuni agenti di polizia. Un commissariato venne perfino assaltato e devastato da ignoti. Così scattò l’operazione anti-terroristica. Un’offensiva militare in grande stile che dura ancora. Ma a notte fonda, tra i focolai si mormora. I poliziotti? Uccisi dai narcos. Puniti perché ingordi. Corruzione, non rivoluzione. Corruzione, non sovversione. Da queste parti, tutto fa pensare che il mito della guerra popolare totale, quella nata dal basso per instaurare una volta per tutte il socialismo nel Paese, sia proprio scomparso.

Al suo posto è rimasta però la nebbia fitta. Proprio la stessa dalla quale così spesso emergono quelle strane morti che alcuni, testardi, continuano ad addossare a Sendero.

Dalla rete di Articolo 21