Clicca qui per il nuovo sito di Articolo 21 »
Ricerca con Google
Web articolo21.info
 
 
Articolo 21 - Libri
La lana della salamandra ( Giampiero Rossi)
La lana della salamandra ( Giampiero Rossi)

La vera storia della strage dell’amianto a Casale Monferrato
Presentazione di Guglielmo Epifani
Prefazione di Raffaele Minelli
Fin dall’antichità, l’amianto è stato usato per scopi «magici» e «rituali». Una credenza popolare diceva che l’amianto fosse «la lana della salamandra», l’animale che per questo poteva sfidare il fuoco senza danno. Da questa leggenda alla tragedia di Casale Monferrato passano le migliaia di morti per mesotelioma da polvere di amianto e la lunga battaglia per la giustizia condotta da lavoratori e cittadini di questa piccola comunità e frutto di un lavoro minuzioso di raccolta dati svolto dall’Inca Cgil per il riconoscimento delle malattie professionali da amianto.
Questo libro racconta con viva partecipazione la storia di una
comunità, di tanti uomini e donne, dirigenti sindacali, delegate e
delegati di fabbrica della Cgil, che hanno condotto fin dagli anni ’70
una incessante e difficile battaglia per l’affermazione del diritto alla
tutela della salute delle lavoratrici e dei lavoratori del gruppo
industriale Eternit, quando era profondamente impopolare porre
questo diritto in alternativa alla conservazione del posto di lavoro.
Alla chiusura della fabbrica di Casale Monferrato si arriverà nel
1986 e ad oggi la Procura della repubblica di Torino ha collezionato
2.272 fascicoli riguardanti altrettanti casi di decessi di lavoratori di
quello stabilimento, di loro familiari, di cittadini di Casale uccisi dai
tumori provocati dall’amianto. Ogni anno perdono la vita 45 persone
e le prospettive epidemiologiche ci dicono che il fenomeno durerà
fino al 2015/2020.
Finalmente si è aperto il processo penale contro la multinazionale
del cemento proprietaria degli stabilimenti Eternit ma il suo esito,
dati gli interessi in gioco, è tutt’altro che scontato.

Giampiero Rossi, giornalista, si
occupa dei temi legati al mondo del
lavoro. È autore di Mafia a Milano, Lo
Spaccone. La vera storia di Umberto
Bossi, I Boss di Chinatown. La mafia
cinese in Italia.

PREFAZIONE
Questo libro ripercore in modo addirittura straziante la storia
di tanti uomini e donne, dirigenti sindacali, delegate e delegati
di fabbrica della Cgil, della Camera del lavoro di Casale
Monferrato, ma soprattutto del Patronato Inca, che hanno
condotto fin dagli anni ’70 una incessante e complicata battaglia
per l’affermazione del diritto alla tutela della salute dei
lavoratori e delle lavoratrici del gruppo industriale Eternit,
quando era profondamente impopolare porre questo diritto
in alternativa alla conservazione del posto di lavoro.
Il processo che si svolgerà è il frutto di un lavoro meticoloso di
analisi e dell’impegno per evidenziare quali siano state le drammatiche
conseguenze del contatto con le fibre di amianto.
È grazie al contributo di queste persone e, purtroppo, al sacrificio
delle tante vittime lasciate in eredità dai proprietari del
colosso Eternit, che il problema della tutela e della salute nei
luoghi di lavoro si è imposto all’attenzione delle istituzioni e
dell’opinione pubblica.
Il coinvolgimento lento e inesorabile dei cittadini di Casale
Monferrato è stato determinante, a partire dal sindaco di allora,
Riccardo Coppo, che ebbe il coraggio di emettere la prima
ordinanza con la quale si vietava la produzione di manufatti
contenenti amianto. È questo l’antefatto storico più importante
che contribuì significativamente a dotare il sistema legislativo
italiano di una legge dello Stato nazionale nel 1992
(legge 257) che confermò ed estese in tutto il Paese il divieto.
L’appoggio di Luciano Lama, allora vice presidente del Senato,
di Fausto Vigevani, segretario confederale della Cgil, e del par-
Tuttavia, non va sottaciuto che la battaglia sindacale avesse
iniziato a prendere corpo molti anni prima, quando si cominciarono
a contare i primi morti, proprio come in un campo di
battaglia. Già nel giugno del 1986, lo stabilimento Eternit era
stato costretto a dichiarare l’autofallimento. Una decisione
dolorosa che costò anche il posto di lavoro ai 380 dipendenti
che ancora lavoravano in fabbrica. Erano tutti ultracinquantenni
e affetti da forme tumorali provocate dal contatto con
l’amianto; difficili da collocare di nuovo nel mercato del lavoro.
Fu così che Nicola Pondrano, direttore dell’Inca di Casale
Monferrato dal 1979, già delegato di fabbrica nel 1974, e
Bruno Pesce, segretario generale della Camera del lavoro della
stessa zona, avviarono il primo blocco di 800 denunce alla
procura della Repubblica per sospetta malattia professionale
legata al contatto con l’amianto. Di queste, ben 400 furono
vinte dal Patronato Inca.
Poi, negli anni ’80, l’Inca Cgil, insieme ai suoi medici legali,
condusse una lunga battaglia anche contro l’Inail affinché
riconoscesse formalmente e sostanzialmente l’origine professionale
di questi tumori, coinvolgendo specialisti, medici legali
del lavoro e avvocati anche ai livelli più alti, il cui lavoro produsse
una quantità di pronunce legali di straordinaria importanza,
come quelle indicate nel libro di Giampiero Rossi.
Il processo al quale si è giunti, a prescindere dai tempi imposti
dalla giustizia, è il secondo procedimento penale, ma è il
primo che si svolge contro la proprietà di Eternit nelle persone
di Stephan Schmidheiny e del barone belga Cartier de
Marchienne, leader mondiali nel settore dell’alimentazione e
del cemento. E’ un processo profondamente diverso da quelconclusosi
comunque anche in quella occasione con condanne. Oggi,
a difesa degli interessi dei lavoratori e delle loro famiglie, presso
la procura della Repubblica di Torino, il dottor Raffaele
Guariniello ha collezionato 2.969 fascicoli riguardanti altrettanti
casi di decessi avvenuti nei quattro siti industriali Eternit,
presenti in Italia: Cavagnolo, in provincia di Torino (142);
Casale Monferrato, in provincia di Alessandria (2.272);
Rubiera, in provincia di Reggio Emilia (55); Bagnoli, in provincia
di Napoli (500). A queste morti si devono aggiungere
altri 11 casi, riguardanti lavoratori che hanno contratto i
tumori negli stabilimenti Eternit in Svizzera.
Un numero già consistente che però è destinato ad aumentare.
A Casale Monferrato ancora oggi si muore a causa del
mesotelioma pleurico. Ogni anno, in media 45 persone perdono
la vita e le prospettive epidemiologiche ci dicono che il
fenomeno durerà fino al 2015/20.
Il secondo procedimento penale contro i padroni di Eternit si
configura, quindi, come il più grande processo d’Europa, ma
anche estremamente complesso. Pesa su di esso l’incognita di
quale sarà la sentenza e di quando arriverà. La posta in gioco
è molto alta, così come sono ancora importanti gli interessi
che ruotano attorno alla vicenda.
Ma esserci arrivati è già un bel traguardo per il movimento
sindacale, per la Cgil e soprattutto per il suo Patronato, l’Inca,
e, infine, per tutti i cittadini di Casale Monferrato. In questo
modo si cerca almeno di rendere giustizia a chi ha perso la
vita lavorando, alle tante famiglie che ancora portano i segni
del dolore dei lutti e a quanti ancora sono malati di tumore e
nonostante tutto continuano a vivere. Ma è anche un altro
modo per sottolineare come questa storia faccia parte integrante
della vita di tante donne e tanti uomini legati alla Cgil.
Ricordarlo è un atto doveroso non solo nei confronti di chi è
ancora vivo e continua la sua battaglia, ma nei riguardi di quei
dirigenti sindacali che hanno condiviso la stessa morte da
mesotelioma pleurico dei lavoratori di Eternit. È grazie alla
caparbietà di questi dirigenti sindacali, e dell’Inca soprattutto,
che la battaglia di Casale Monferrato ha assunto un carattere
nazionale per l’affermazione del diritto alla salute nei luoghi
di lavoro. È grazie alla loro determinazione che si è riusciti a
trasformare l’ azione di tutela individuale, prerogativa dell’Inca,
in una battaglia per l’affermazione dei diritti collettivi.
L’Inca nazionale, come ha sempre fatto, in tutta questa vicenda
si propone l’obiettivo di continuare a fare da sponda al protagonismo
della collettività locale e in particolare di tutti gli
uomini e le donne della Cgil che hanno speso una parte importante
della loro vita per arrivare a questo traguardo. Senza il
loro contributo non saremmo mai arrivati al processo.
Peraltro, al procedimento penale non ci sarà soltanto l’Inca
Cgil, presente come parte lesa, ma anche gli altri Patronati di
Cisl e Uil, insieme alle confederazioni e alle associazioni delle
vittime per amianto. Tutti questi soggetti collettivi saranno
insieme per dire basta all’amianto, basta giocare con la salute
delle lavoratori e delle lavoratrici; è necessario che si affermi una
volta per tutte che di lavoro non si può e non si deve morire.
Raffaele Minelli
Presidente dell’Inca Cgil

La lana della salamandra
Giampiero Rossi
Ediesse editore
8 euro

Dalla rete di Articolo 21