Articolo 21 - Information Safety & Freedom
Le news di Isf
Arrestato nel 2007, torturato, condannato in primo grado alla pena di morte con l'accusa di blasfemia e poi a 20 anni di prigione per aver postato su Internet un articolo a difesa dei diritti delle donne, il giornalista afghano Sayed Parwez Kambakhsh è tuttora detenutoPer informazioni e per aderire alla campagna per la sua liberazione
Afghanistan: ucciso giovane giornalista
12.03.09 - Jawed Ahmad, collaboratore della catena televisiva Canadian TV, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco da due killer che gli hanno sparato mentre il giornalista stava uscendo dalla sua macchina in un quartiere centrale della città di Kandahar. Il giornalista è morto immediatamente. Alcuni giornalisti afghani, interrogati sui motivi dell'uccisione, hanno indicato i talebani come possibili mandanti, ma nessuna ipotesi è esclusa. Nel novembre 2007, Jawed Ahmad era stato accusato dall'armata americana di essere un "nemico combattente" e di avere stretti rapporti con gli insorti. Per undici mesi era stato detenuto nella base militare di Bagram (nord di Kabul). Secondo le autorità militari americane egli costituiva un pericolo per le forze di coalizione e per il Governo. Era stato rilasciato il 22 settembre 2008. Alla sua uscita dalla prigione aveva dichiarato: "Ditemi come è possibile fare il reporter nel sud di questo Paese senza avere contatti coi talibani? Ciò è normale ed è un mio diritto". Il giornalista aveva inoltre denunciato di essere stato privato del sonno in carcere e di essere stato rinchiuso in una cella con detenuti che avevano problemi psichici. Recentemente aveva dichiarato di voler scrivere un libro sulla sua carcerazione a Bagram. (fonte: RSF)
Iraq: condannato il giornalista che tirò le scarpe addosso a Bush
12.03.09 - Il tribunale centrale per i crimini dell'Iraq ha condannato a tre anni di detenzione il giornalista iracheno Montazer al Zaidi per aver lanciato una scarpa contro George Bush, ai tempi della sua ultima visita in Iraq lo scorso 14 dicembre. Secondo la televisione locale Al Bagdadia, la pena sarebbe stata comminata dopo alcune ore di camera di consiglio. Al Zaidi (che rischiava 15 anni di prigione per aver attaccato un capo di stato straniero), mise in atto la sua performance durante una conferenza stampa congiunta tra Bush e il primo ministro iracheno Nuri al Maliki. Il giornalista si è sempre difeso sostenendo che non era sua intenzione attentare alla vita di Bush nè recare vergogna al premier del suo Paese, e all’apertura del processo, il 19 febbraio, al Zaidi aveva motivato l’azione invocando “l’emozione provata nel vedere uno dei principali responsabili dei crimini commessi in Iraq”. Dopo l’arresto, il giornalista aveva denunciato di essere stato picchiato e sottoposto a torture; per questi abusi, i suoi familiari avevano affermato di voler denunciare il primo ministro Nuri al Maliki e le sue guardie del corpo presso una corte spagnola o belga.
Vietnam: nuova campagna di diffamazione dei media di Hanoi contro i cattolici
12.03.09 - I media statali vietnamiti stanno lanciando una campagna di diffamazione contro i cattolici di Hanoi e questo fa pensare che si stanno preparando nuovi attacchi contro di loro. Si spiega così il dipingere come prosecuzione del disturbo della quiete pubblica la richiesta di giustizia avanzata dai parrocchani di Thai Ha, che a dicembre sono stati condannati da un tribunale per “danneggiamento di beni statali” e condotta disordinata”, per aver preso parte alle veglie di preghiera con le quali si chiedeva “giustizia” per la restituzione dei terreni sottratti alla chiesa. e che chiedono ai media statali di rettificare i falsi resoconti del loro processo. In particolare i condannati chiedono al quotidiano 'Ha Nôi Moi' e a Vietnam Television 1 di rettificare quanto raccontato. Accusati e testimoni al processo hanno riferito che tutti gli imputati si dichiararono non colpevoli davanti al tribunale. Ma i due media hanno riportato che “tutti gli imputati hanno ammesso la loro colpevolezza, riconoscendo che hanno compiuto azioni negative in violazione della legge”. Da aggiungere che gli autori dei resoconti hanno anche ricevuto un premio, che è sotto l’alto patronato del segretario del Partito comunista di Hanoi, Pham Quang Nghi. In risposta alle richieste dei cattolici, il 'New Hanoi', il 27 febbraio si è rifiutato di rettificare quanto pubblicato: il giorno dopo, l’edizione on line del quotidiano ha pubblicato un articolo che accusava i querelanti di Thai Ha di rifiutarsi di “svegliarsi alla realtà”. Una settimana dopo, il 5 marzo, Vietnam Television 1 ha respinto la richiesta. In generale, si sta evidenziando qual è l’obiettivo dei media statali: dipingere all’opinione pubblica come infondata la causa che hanno promosso i cattolici, e i querelanti come accusati testardi che non solo rifiutano di rispettare la sentenza del Tribunale del popolo di Hanoi, ma continuano a provocare disturbo pubblico insistendo con i media perché correggano ciò che essi descrivono come palese “distorsione della verità”. (fonte: AsiaNews)
“Internet è sorvegliato e controllato, anche nelle democrazie”
12.03.09 - Reporters sans frontières pubblica un rapporto intitolato “I nemici di Internet” nel quale l'organizzazione analizza il fenomeno della censura che colpisce la Rete in ben 22 Paesi. “I 12 Nemici di Internet (Arabia Saudita, Birmania, Cina, Corea del Nord, Cuba, Egitto, Iran, Uzbekistan, Siria, Tunisia, Turkmenistan, Vietnam) hanno trasformato la Rete in una sorta di intranet, impedendo in questo modo a tutti gli utenti di accedere alle informazioni considerate “indesiderate”. Tutti questi Paesi si distinguono non soltanto per la loro capacità di censurare l'informazione on-line, ma anche per la repressione quasi sistematica degli utenti considerati sovversivi...” ha dichiarato RSF. Inoltre dieci governi, che RSF ha posto “sotto sorveglianza”, hanno adottato misure inquietanti suscettibili di aprire la via a nuovi abusi. L'organizzazione vuole per esempio attirare l'attenzione sull'Australia e la Corea del Sud, Paesi in cui misure recentemente adottate possono mettere a repentaglio la libertà di espressione su Internet. “Oggi la Rete è sempre più controllata e nuove forme di censura e di manipolazione dell'informazione stanno emergendo. Commenti “teleguidati” messi on-line su siti Internet molto consultati e strategie di pirateria informatica orchestrate dai governi più repressivi confondono l'informazione su Internet”, ha aggiunto RSF. Attualmente, 69 cyberdissidenti sono in carcere per aver pubblicato sulla Rete informazioni non gradite dalle autorità. La Cina mantiene il suo triste record e rimane la più grande prigione al mondo per i cyberdissidenti, seguita dal Vietnam e dall'Iran. Per leggere l'appello contro la censura su Internet lanciato da RSF e Amnesty International alle società americane Yahoo!, Google e Microsoft, consultare:
http://www.rsf.org/article.php3?id_article=30508
Thailandia: nuovi attacchi alla libertà di espressione
10.03.09 - Come se le rigorose leggi di lesa maestà del paese non fossero già abbastanza dure, la polizia thailandese ha a disposizione un’altra arma per censurare la libertà d’espressione: la legge sui reati informatici...
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