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Articolo 21 - Osservatorio Esteri
Destituite Hussein Ali
Destituite Hussein Ali

di Simone Petrelli

Dovrà essere rimozione dall’incarico. O sarà il panico. Per lo scandalo degli squadroni della morte a Nairobi, capitale del Kenya, in migliaia sono già scesi in piazza. Studenti contro Hussein Ali. Popolo contro il capo della polizia. Provenienti dall'università centrale e dal Politecnico, sin dalle primissime ore del mattino invadono le strade del centro della capitale. Tenuti d’occhio dalle forze di polizia, tutte rigorosamente in allarme. Tutte in assetto antisommossa. Poi, gli spari. E, puntuali, sassaiole e lancio di lacrimogeni. In Kenya di questi tempi il dialogo degli attori sociali non ce la fa proprio ad usare mezzi termini.

Gli studenti hanno messo a ferro e fuoco il centro. Hanno tirato su in fretta le barricate. Hanno dato alle fiamme automobili e copertoni. Hanno fatto a pezzi le vetrine ed i negozi. Si sono scontrati con le forze dell’ordine. C’è un modo, uno solo, per invertire la rotta, per far finire tutto questo. Destituire Hussein Ali dalla carica di capo polizia. Per l’implicazione nello scandalo degli squadroni della morte di due anni fa. Sarebbe stato lui la "mente" degli squadroni che funestarono i giorni del Kenya con rapimenti ed uccisioni.

Passati loro non è rimasto nulla. Almeno 500 ragazzi spariti nell’aria, nel nulla. Perchè colpevoli di essere adepti della setta segreta, fuorilegge, dei Mungiki. Già alla fine del mese scorso si è messa in mezzo l’Onu. Che, riunita nell’ennesima commissione inquirente, ha confermato il ruolo di primo piano di Ali nel losco affare delle squadre della morte. Ma le Nazioni Unite sono andate anche oltre. Ed hanno richiesto la rimozione del procuratore generale Amos Wako, accusato di aver intralciato il normale corso delle indagini. E intanto Kamau King'ara non c’è più.

Era il leader dell'organizzazione non governativa che, per prima, scatenò l’ondata generale di sdegno denunciando gli squadroni della morte. Oggi riposa in un cimitero di paese. Assassinato assieme a un suo collaboratore mentre si trovava nella sua auto. Le due esecuzioni sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso. E provocato il sospetto internazionale. La Commissione nazionale per i diritti umani del Paese africano ha pubblicato un video-shock. Sulla pellicola, le rivelazioni di un ufficiale delle forze dell'ordine. Che punta il dito sul nemico pubblico numero uno, il generale maggiore Hussein Ali.

L’uomo che avrebbe dato l'ordine di uccidere sommariamente le persone sospettate. L'agente di polizia ha un nome. E’ Bernard Kiriinya. Anzi, lo era. Perché dopo aver rilasciato la propria scomoda testimonianza è morto in circostanze misteriose. Philip Alston, inviato speciale Onu, è intanto in caccia. Sta facendo indagini sull'incremento di violenza che si è verificato a partire dal dopo-elezioni del 2007. Presenterà presto un rapporto al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Ormai la voce gira sempre più spesso: le forze dell'ordine kenyane accusate di compiere omicidi sommari durante le operazioni di sicurezza.

Nel video di Kiriinya si parla infatti di un gruppo di poliziotti pagati con 65 dollari a testa. Il compenso per aver ucciso un sospetto dopo averlo picchiato fino a sfigurarlo in maniera che non fosse poi riconoscibile. Le dicerie di vittime innocenti uccise dalle forze dell'ordine oggi sono purtroppo frequenti. Lo conferma anche la corrispondente Bbc dal Kenya, Anne Waithera. Che riporta la cifra terrificante di 1.500 omicidi commessi dopo le elezioni. Un numero tanto alto da far dubitare della serietà di Nairobi nel voler porre fine all'assurda impunità delle forze dell’ordine.

Ancora accuse piovono stavolta sull’esercito. Autore di omicidi e torture durante l’operazione militare nei distretti di monte Elgon contro la milizia locale Sabaot Land Defence. Mohammaed Hussein Ali al momento siede ancora al suo posto. Ma quel trono gronda sangue.

Dalla rete di Articolo 21