di Simone Petrelli
Edison Ypi è un opinionista. Firma conosciuta della redazione dell’albanese Koha Jone, quotidiano vicino agli ambienti del premier e del governo. Nel suo mirino è capitato negli ultimi giorni Mero Baze. Che è invece direttore del quotidiano Tema. E che conduce, dal lunedì al giovedì, la striscia politica Faktori Plus su un canale satellitare locale chiamatoVizionPlus. Baze è un critico. Ce l’ha con il governo, e il suo giornale ha spesso indagato e condannato Berisha ed i suoi, con le accuse di corruzione e malversazione.
Finchè su Koha Jone è apparso un articolo a firma di Ypi. Un pezzo che ha suscitato a dir poco sdegno nelle associazioni dei giornalisti locali. E che ha scatenato un allarme generale tanto rumoroso da raggiugere perfino le orecchie della Committee to Protect Journalists (Cpj) di New York. L'articolo si intitola semplicemente "Mero Baze". E non si limita affatto ad attaccare apertamente il giornalista. Perché suggerisce anche la maniera, trucemente spicciola, per risolvere il problema. Ecco la soluzione di Ypi: "Ci sono molti modi per fracassare un cranio. Sbattendolo ripetutamente contro il muro. Maciullandolo con un martello. Facendolo saltare in aria. O aprendolo in due, per guardare cosa c'è dentro".
Altrove tutto questo ha un nome. Pubblica istigazione all'eliminazione fisica. Stesso giudizio espresso dai membri del Cpj newyorkese. Il direttore di Koha Jone, Edison Kurani, si è affrettato a specificare che l'articolo rispecchia solo l'opinione di Edison Ypi. Non certo quella del quotidiano. Proprio come riportato in calce in fondo al pezzo. "La redazione ha sentito la necessità di aggiungere alcune righe, per ribadire che lo scritto di Ypi rappresenta solo un punto di vista personale.” In tutti i giornali d’Albania, dice lui, ogni opinionista è libero di scrivere ciò che vuole. E nessuno ha il potere di censurare alcunché, aggiunge.
Ma per Mero Baze non cambia granchè. Negli ultimi tempi ha fatto da bersaglio. Per un’autentica campagna censoria. Un’inziativa che aveva il preciso scopo di metterlo a tacere. Nella notte di Capodanno, la sua macchina è andata in fiamme: per la polizia è stato corto circuito. A metà dicembre dello scorso anno ci si è messo anche il Ministero dell'Economia. Che ha annullato, senza alcun preavviso, il contratto di affitto della sede di Tema. Nonostante un tribunale della capitale avesse sospeso la sentenza, ad inizio gennaio la polizia ha comunque ritenuto opportuno di procedere. Oggi Baze è senza voce, a forza di gridare al complotto.
E il ministero dell'Economia ha fatto sapere che, dietro l'annullamento del contratto, non sussiste alcuna motivazione politica. Ci sarebbe soltanto "improvvisa pubblica utilità”, per locali che sono destinati a diverso uso. Le associazioni dei giornalisti si sono appellate al governo affinché si pronunci. Ma da Tirana nessun segnale, non ancora. Il leader del Partito Socialista, Edi Rama, invece ha parlato. E si è schierato in difesa di "Tema". Ha rivolto anche lui un appello a Sali Berisha, chiedendogli di tirarsi indietro. Ed ha chiesto che l`Unione Europea ed altre Istituzioni internazionali valutino rigorosamente il comportamento del governo nei confronti dell'editore.
In vena di appelli, Rama si è rivolto anche alla Procura Generale della Repubblica, per portare dinanzi alla legge coloro che hanno ordinato l`accerchiamento della redazione di Tema. La motivazione ufficialmente addotta suona così: affinchè non sia permesso al potere esecutivo di usare illegalmente la polizia di stato, esercitando così una forza ceca e violenta contro il potere giudiziale. Immediata la reazione del Partito Democratico e del portavoce Gerti Bogdani. Che hanno etichettato Tema ed il suo editore come "assoldati" da Edi Rama.
Edi Rama sta difendendo il quotidiano che ha acquistato nel 2006 per 500 mila euro, dicono loro. Testata che ha poi rivenduto, a soli 10 mila euro, per mascherare la diretta ingerenza nei media, hanno aggiunto. La morale: Rama difenderebbe il quotidiano solo per suo personale interesse, facendo pubblicare una settantina di articoli contro la privatizzazione dell'ARMO mentre l'appalto è stato vinto da un magnate che ha offerto 130 milioni di euro a fronte dei 100 offerti dal suo consorzio. "Se vuole, il quotidiano può pubblicare articoli di Rama anche due volte al giorno, una dalla sede del Partito Socialista e l`altra da quella del Comune di Tirana": è questa la chiosa lapidaria del comunicato PD.
Ma sembra piuttosto l’ennesimo chiodo nella bara della libertà di espressione.
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