di Simone Petrelli
Le guardie di frontiera si arrendono. Prima sono arrivate le promesse del governo. Poi, soprattutto, i carrarmati per le vie della capitale. Tutti i fucilieri ammutinati hanno deposto le armi. E all'esercito non è rimasto che riprendere il comando delle guardie di confine. Finisce così il capitolo nero dei Bangladesh Rifles. Che alla fine hanno optato per la resa, dopo che il governo centrale ha elargito promesse di amnistia e di considerazione per le -innumerevoli- richieste di aumento della paga. C’era da aspettarselo. Soprattutto con le strade di Dacca ingombre di cingolati.
Soprattutto con quell’istantanea che resterà nella loro memoria a lungo: il quartier generale del reparto fucilieri assediato dai blindati del governo. Il mediatore Mahub Ara Gini ha parlato per confermare velocemente che sì, tutti i ribelli hanno deposto le armi e si sono arresi. Così ora la mossa sta al governo del Bangladesh. Che aveva annunciato l’intenzione di prendere "duri provvedimenti" contro le guardie di frontiera. Spezzoni dei moniti rabbiosi del primo ministro Sheikh Hasina passano ancora nei messaggi in tv, e a tratti sembra che la situazione non sia sia evoluta neanchè un po’.
Sembra che i paramilitari siano ancora là, ammutinati e desiderosi di aumenti di stipendio, di vacanze, di buoni alimentari. Gettate le armi, subito, e tornate nelle vostre caserme diceva Hasina, “non spingete la mia pazienza oltre limiti tollerabili". Brutto, primo banco di prova per il premier, da quando ha assunto l'incarico in dicembre, dopo due lunghi anni di regime militare. Messa subito a dura prova da quella rivolta scomoda che continuava ad allargarsi. Dalle sparatorie a Dacca. Dall’omicidio degli ufficiali, compreso il comandante dei fucilieri, generale Shakil Ahmed. Dagli ammutinamenti. Dagli scontri segnalati in una dozzina di distretti di confine.
Tutte le compagnie di telefonia mobile hanno ricevuto il diktat di sospendere i servizi. L’obiettivo era: evitare disinformazioni. E arginare l'estendersi della protesta dei Rifles, delle guardie di frontiera di un Paese poverissimo della poverissima Asia. Di coloro che sorvegliano i confini, ma che sovente affiancano l’esercito e la polizia anche in altri tipi di operazioni. Ma che questa volta, invece di proteggere, portano con sé l’incubo del golpe. “Non prendete la strada del suicidio. Non costringetemi ad agire duramente. Noi conosciamo i vostri problemi. Per favore aiutateci'', ha continuato il premier in un appello ai Bdr.
Li ha pregati di non uccidere i loro stessi ''fratelli''. E i rivoltosi in risposta hanno liberato piu' di una decina di donne, ostaggi nella caserma di Dacca sin dall'inzio dell'ammutinamento generale. Si pensava che i rivoltosi iniziassero a deporre le armi. Convinti magari dall'amnistia offerta loro. Invece Dacca è tornata ad essere il girone infernale delle pallottole vaganti. E le sparatorie hanno costretto migliaia di persone che si trovavano nelle vicinanze del Pilkhana, il quartier generale dei paramilitari, a mettersi in salvo e correre ai ripari. L'insurrezione e' dilagata anche fuori della capitale.
Bdr di sei distretti di confine si sono nei giorni uniti alla ribellione. Ma le emittenti televisive del Paese dicono altro. Parlano addirittura di 12 distretti insorti. Ottima scusa per inviare i carriarmati. E per mobilitare il personale militare ''come deterrente in situazione d’emergenza”. Così, sono almeno cinque i veicoli armati dispiegati. In un raggio di appena un kilometro dalla caserma dei Bangladesh Rifles. Dagli alloggi di un corpo che ha fatto epoca. 214 anni di storia. Più del Bangladesh stesso.
Di nomi ne hanno avuti tanti. Ramgarh Local Battalion fino a metà Ottocento, poi mezzo secolo da Frontier Guards. Ancora, Polizia Militare del Bengala fin dopo la Prima Guerra Mondiale, e Eastern Frontier Rifles fino alla fine della Seconda. Sono stati Fucilieri del Pakistan Orientale fino agli anni Settanta; oggi, con 10 guerre sulle spalle, sono Bdr. Il popolo continua a chiamarli “Sentinelle vigilanti della nostra frontiera nazionale”. Anche se per il governo al momento sono solo un’accozzaglia di riottosi da sedare al più presto.
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