“ L’ assoluzione di tutti gli imputati per l’omicidio di Anna Politkovaskajia conferma che la Russia è oggi in mano a un regime sanguinario, un Paese dove non sono garantiti né la giustizia , né i diritti fondamentali come quello di stampa “, questo il duro commento diffuso oggi dall’Esecutivo di Information Safety and Freedom ,associazione internazionale per la libertà di informazione.
“ Il processo per l’omicidio di Anna – prosegue la nota di ISF – è stato istruito in maniera insufficiente e gestito in modo illegale al fine di coprire i legami evidenti tra gli esecutori materiali e i servizi di sicurezza che fanno capo a Vladimir Putin .
L’esito finale era scontato fin dall’inizio e coinvolge nello scandalo anche il Presidente Dmitri Medvedev che si era proposto come garante della libertà di stampa e dell’incolumità dei giornalisti all’inizio del proprio mandato “.
“ Dall’inizio dell’era Putin in Russia sono stati assassinati quasi cinquanta giornalisti – accusa Information Safety and Freedom - , più di duecento dalla fine dell’Unione Sovietica , per nessuno di loro è stato trovato un colpevole e per quasi tutti questi omicidi si sospetta il coinvolgimento dei servizi di sicurezza. Nelle sue inchieste e nei suoi libri Anna Politkovaskajia denunciava la corruzione del sistema giudiziario russo e il ruolo crescente esercitato da migliaia di ex quadri del KGB nella gestione dello Stato e della società . Denunciava anche il genocidio messo in atto dal regime di Mosca assieme ai suoi alleati locali in Cecenia ( come Antonio Russo , ucciso nel 2000 proprio per questo) : E questi tre elementi sono quelli che l’hanno condannata a morte e ora stanno coprendo le tracce del suo omicidio “.
“ La Russia ha de tempo superato la Colombia e contende oggi a Iran e Filippine il primato del Paese più sanguinosamente pericoloso per i giornalisti - conclude la nota di ISF . Gli analisti internazionali parlano di un sistema neosovietico di controllo della stampa . Forse le associazioni di categoria e la Comunità Internazionale dovrebbero intervenire, prima che l’elenco dei caduti raggiunga i numeri della catastrofe umanitaria “.
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