In dialetto napoletano il sentimento di confusione e turbamento, la vergogna, viene tradotta come “scuorno”, da alcune settimane anche titolo dell’ultima fatica letteraria di Francesco Durante caporedattore presso la redazione napoletana del Corriere del Mezzogiorno.
Non un semplice Saggio, comunque ben distante dal “"kitsch letterario” figlio di Luciano De Crescenzo, che ben si incanala in quel solco di “Napoli siamo noi” di bocchiana memoria che tanto ha fatto discutere in questa Città “impermeabile ad ogni cultura straniera” dove “le rivoluzioni meglio si farebbe a chiamarle rivolte” e “l’unico vero welfare è la clientela politica”.
Un testo che infierisce scudisciate senza cadere nella falsa retorica di avere una soluzione ai millenari mali di una città e di un popolo ben lontano dalla classe dirigente, anche da quella di sinistra, che erige chiese per una grazia ricevuta, “Napoli è la città con più chiese e patroni”, proprio a dimostrazione che qui la fede rappresenta l’ultima spiaggia per chi non ha nulla.
Il convincente viaggio che Durante propone in queste pagine è ben radicato nell’attualità, con assunzioni di responsabilità che sembrano sconosciute ai tanti che millantano di offrire una sana e pulita informazione quotidiana, con elaborate ramificazioni che offrono una giusta ed equilibrata chiosa attraverso l’approfondimento letterario, storico, politico, sociale e lessicale..
Un lavoro scomodo, è giusto sottolinearlo, perché da queste parti non si ha il coraggio di accettare il contraddittorio e se la magistratura bussa alla porta della politica è “perché c’è istinto di persecuzione contro chi non ha commesso nulla”. Le lezioni Presidenziali qui hanno attecchito bene.
L’immobilismo trasversale, nel quale con difficoltà si mantiene a galla quella borghesia che “con buona approssimazione è un Suv parcheggiato in terza fila con l’autoradio a tutto volume”, obbliga ad ereditare e contrattare tutto mettendo da parte titoli e competenze che contano poco.
Il Rinascimento bassoliniano è oggettivamente fallito e adesso “sarebbe preferibile una morte con le forche anziché con i rifiuti”. Quel ritorno in Occidente “solo per aver eliminato dalle strade del Capoluogo” i cumuli di rifiuti, adeguatamente nascosti sotto il tappeto di quella Campania interna, appare come l’ennesimo smacco ad una città, che in questo caso è anche demandata a rappresentare il Sud dove si obbediscono quegli ordini impartiti altrove, al Nord.
C’è tanta cenere ancora accesa, sono le migliaia di persone che ancora vogliono scendere in strada per manifestare il proprio pensiero e proporre uno sviluppo nuovo, diverso, senz’altro migliore. Anche questo è un picco positivo, probabilmente un po’ meno approssimativo di tutto quanto il resto.
Pietro Nardiello
Scuorno di Francesco Durante
editore Mondadori
€ 17.50
Note di Copertina
"Siamo stati la città dell'ultima epidemia di colera in Europa (1973). Quella del terremoto (1980). Qualla delle ricorrenti faide di camorra: cutoliani contro Nuova famiglia (anni Ottanta del XX secolo), Alleanza di Secondigliano contro tutti (anni Novanta), dilauriani contro scissionisti (anni Zero del XXI secolo). Ora, dell'immondizia."
È un'emergenza, la munnezza, ma non è la prima volta: Napoli è abituata alle emergenze. E l'emergenza sociale è come se sollecitasse un'emergenza anche nella scrittura, che tallona affannosa gli eventi e così facendo agita sempre e soltanto la superficie, ogni volta ribadisce ciò che è stato spiegato e rispiegato; e quanto più si allarma e si indigna, tanto più si svuota. Francesco Durante invece parte dalla cronaca più convulsa per innescare un meccanismo che manda in controtempo l'attualità sovvertendo poco alla volta o sgombrando di colpo le idee comuni, le parole d'ordine abusate, le controversie da talk show. Per ricollocare le questioni nella luce più vera Durante attinge alla politica, all'antropologia, alla geografia, alla sociologia, alla cronaca - anche la cronaca, certo, intesa nel suo valore di conoscenza e depurata dalle scorie - e alla storia. Con voce da narratore ci racconta che cosa c'è dietro la catastrofe, finalmente risponde alla domanda che tutti si sono posti: ma come è stato possibile arrivare a tanto? E nel racconto Durante si mette in gioco, mescola alle vicende della città il proprio personale vissuto in un amalgama che è insieme assunzione di responsabilità e dolorosa presa di distanza, estraneità e appartenenza. La vergogna, lo scuorno del titolo, in questa visione meno schematica dei problemi, nell'ottica larga e spiazzante della letteratura, non è più così scontato chi debba provarla. E se scuorno deve essere, sulla fronte di un popolo che molto ha fatto per farsi detestare e altrettanto per farsi amare, che sia uno scuorno autentico, bruciante, ma non disgiunto dalla fierezza e dalla rabbia. Scuorno ripercorre gli episodi più emblematici della storia di Napoli e del suo territorio, riuscendo sempre ad allargare il discorso dalla metropoli all'intero meridione. Durante non perde di vista la costante duplicità con cui quasi tutti gli episodi si presentano e, alieno per indole e per cultura dal lasciarli lì a sobbollire in un brodo ambiguo, in un'unica melassa dolceamara, ogni volta estrae, pazientemente, sia le ragioni per vergognarsi sia quelle per chiedere giustizia.
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