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Articolo 21 - Osservatorio Esteri
Pyongyang: i misteri del dopo-Kim - di Simone Petrelli
Pyongyang: i misteri del dopo-Kim - di Simone Petrelli

di Simone Petrelli

Ancora indiscrezioni. E mai confermate da Pyongyang. Ma se si tratta di Kim Jong-Il, le voci chissà perché si fanno sempre più insistenti, oggi come oggi. Tanto che anche un luogo tradizionalmente immobile come la Corea del Nord sembra, per una volta, essere preda di uno stato di febbrile agitazione. 67 anni il 16 febbraio prossimo, in timida ripresa dopo l’ictus che pare lo abbia colpito durante la scorsa estate, il "Caro Leader" sembra abbia designato il suo successore. Nel perfetto stile che si addice ad un regno eremita del calibro dell’immarcescibile “dinastia rossa d’Asia”, Kim ha optato per uno dei suoi tre figli.

Ma esistono già due versioni contrastanti su quale sia il prescelto. Il segreto nazionale, insomma, non sembra destinato a sciogliersi: tale padre, tale figlio. Secondo la locale agenzia di stampa Yonhap, che si rifà a fonti di intelligence, la scelta di Kim sarebbe caduta sul terzogenito. Jong-un, il più giovane dei tre figli del leader, nato dalla terza, ultima e secondo molti favorita moglie del presidente, l’attrice di musical Ko Yong Hi, deceduta per un cancro al seno a 51 anni nel 2004. Nonostante non sia ancora approdato al vertice del partito dei Lavoratori, Jong-un è un mistero che cammina. Incerto il suo anno di nascita (1983 o 1984); incerti i suoi studi, forse presso il solito collegio svizzero ma sotto pseudonimo; incerta persino la sua fisionomia di adulto, visto che in tutto il Paese non circola una sola foto che lo ritragga.

Eppure il prescelto resta lui. Che sicuramente è più adatto dei suoi fratelli. Jong-Nam, il primogenito figlio di Song Hye-rim, classe 1971, è uno spirito libero, un giramondo trasandato con una decina di passaporti differenti in tasca. Del secondo figlio Jong-chul, nato nel 1981 da Ko Yong-hui, invece, pare che il leader si sia fatta l’opinione di un "effeminato", totalmente inadatto a governare. L’altra versione della storia è quella di "Yomiuri Shimbun". Il quotidiano nipponico racconta una storia che sembra si basi ancora una volta su fonti di intelligence, stavolta statunitensi.

Protagonista il primogenito Jong-Nam, in veste di successore nominalmente designato, ma con il vero potere esercitato da un organo collegiale di papaveri scelti tra i quadri del Partito comunista. Sorpresa. Visto che le quotazioni di Jong-Nam sono in ribasso già dal 2001, quando fu bloccato all’aeroporto giapponese di Narita con documenti falsi. Voleva vedere Disneyland. Grossolano errore per lui che partiva svantaggiato per discendenza: sua madre Song Hye-rim non solo non fu mai sposata formalmente dal presidente, ma nel ‘96 tentò anche una fuga clandestina verso l'estero, ricevendone in cambio il ripudio formale del regime.

Ma in una società dove il dogma della gerarchia va di pari passo con quello dell’anzianità, la terzogenitura di Jong-Un non è affatto una buona credenziale. L'8 marzo si terranno le elezioni per la Commissione di difesa. Se in quella data Jong-Un otterrà un seggio, avremo la conferma che la bilancia comincia a pendere decisamente da un lato. E che il complicatissimo ingranaggio della macchina della successione nord-coreana si è avviato. Frattanto, la propaganda ufficiale strepita ai quattro venti che il "Caro leader" gode di ottima salute.

Come sempre. Nemmeno una nuvola all’orizzonte. Eppure, è da agosto, dalla pompa magna per il sessantesimo anno di regime, che il presidente non si vede in pubblico. Per la verità, esistono dubbi anche sui filmati messi in giro dal partito. Il regime ha fatto circolare come al solito diverse foto di Kim: il Caro Leader in visita alle prospere aziende agricole coreane, il Caro Leader che ispeziona le operose fabbriche del Paese, ancora il Caro Leader mentre passa in rassegna le fedelissime truppe in anonime caserme sparsequa e là sul territorio. Ma le immagini non sono datate.

E c’è quella voce che gira con insistenza. Un'equipe di cinque medici cinesi sarebbe arrivata in fretta e furia a Pyongyang per la riabilitazione. Perciò bisogna fare tutto in fretta. L’eventuale morte del quasi 67enne Kim senza l’avvenuta nomina di un successore potrebbe generare ulteriore incertezza. Specialmente in un Paese come la Corea del Nord, che da un lato sta cercando di sviluppare armi nucleari e dall’altro non può che confrontarsi con un'economia in completa rovina e con le dure condizioni di una popolazione ormai sull'orlo della tragedia e della carestia.

In un quadro del genere, tra i molteplici aloni di mistero che sembrano essersi aggrappati con tenacia ai palazzi del potere, ciò che suona improbabile è che, qualunque sarà la soluzione adottata per il futuro, per il dopo-Kim Jong-Il, non ci sia stato prima, a monte, un «parere» proveniente da Pechino.

Dalla rete di Articolo 21