Clicca qui per il nuovo sito di Articolo 21 »
Ricerca con Google
Web articolo21.info
 
 
Articolo 21 - Osservatorio Esteri
â??Nace la esperanza, viene el cambioâ?: ricostruire El Salvador - di Simone Petrelli
â??Nace la esperanza, viene el cambioâ?: ricostruire El Salvador - di Simone Petrelli

di Simone Petrelli

262 sindaci, alcuni consigli comunali e 84 membri dell’Assemblea Legislativa. A vederla così non è molto. Eppure l’umore è alle stelle, e l’attesa pure. Perché siamo alle prove generali della democrazia. Solo due mesi e poi sarà metà marzo, e sarà di nuovo clima elettorale, a El Salvador. Oggi si tratta di un pugno di nomine, domani saranno le presidenziali. Il tempo scorre in fretta, dannatamente in fretta quando in ballo c’è il destino di una nazione, di un popolo intero che lentamente si trascina fuori dalla polvere.

15 anni sono passati, e senza troppi incidenti, grazie a Dio. Solo ieri il Paese era immerso nella guerra civile, affogava nel mare infinito delle pallottole e del denaro scorso a fiumi nelle tasche degli immeritevoli, dei fantocci, di quel regime marcio e dispotico. A guardarsi indietro, si scopre che oggi tante cose sono cambiate. Dopo venti anni lunghissimi, l’estrema destra nazionale scricchiola. Il pugno di ferro di Arena, l’Alianza Republicana Nacionalista, si abbatte con meno vigore sul popolo. Bastano pochi dissidi interni, bastano le liti tra chi aspira al potere e anche il partito degli uomini di ferro sembra fare meno paura.      

Guru della casta militare contro vetusti terratenientes, e tutti contro i lobbysti della new economy in doppiopetto nero. Così la destra se ne va alla deriva. Facendo un grande, inaspettato favore all’Fmln, il Fronte di Liberazione Nazionale Frabundo Martì di Mauricio Funes. Lui, Funes, sente a naso che il traguardo è vicino, spaventosamente vicino. Da buon giornalista d’assalto, dopo anni e anni di fiuto e inchieste e pezzi di denuncia, sa che tutti i riflettori stanno per illuminarlo. I sondaggi lo danno vincente con 15 punti di distacco sul candidato blindato di Arena.

E l’Alianza non può più permettersi candidati blindati. “Nasce la speranza, arriva il cambiamento” si mormora nel Paese, e molti ricominciano a crederci davvero. Eppure, c’era chi dubitava, specialmente dopo la scomparsa di Shafik Handal, quando l’opposizione sembrava sul punto di collassare e potere e benessere in Salvador erano soltanto affare di pochi. Arena arranca. Posta di fronte al bivio, un giorno di tanto tempo fa ha scelto la soluzione peggiore, la soluzione sbagliata. Ha preso i dollari, e ignorato i mali della gente. Ha svenduto il Paese agli americani, piuttosto che sanare le ferite del suo popolo.

Grazie ai Tlc, gli accordi di libero commercio, telecomunicazioni ed energia regalano oggi ingenti fortune agli affaristi venuti dagli States, alle corporations dei grassi businessmen e ai loro luogotenenti che ormai affollano le hall degli alberghi migliori di San Salvador, boccheggiando nei salotti inondati dall’aria condizionata. Scuola, acqua, energia elettrica qui oggi sono preda della privatizzazione selvaggia; così i costi delle utenze lievitano, arrivando alle stelle. Lo Stato c’è ancora, forse, ma a conti fatti sembra possedere sempre meno. Tutto diventa privato; tutto viene rapidamente ristrutturato.

Così, nessuno si preoccupa più dei tagli. Nemmeno se questi ultimi riguardano il personale. Licenziamenti di massa rinforzano le fila dei disoccupati che ormai sciamano senza sosta in cerca di lavoro, spostandosi dalle campagne alla città e viceversa. I salari, quando ci sono, sono spaventosamente bassi. La copertura sanitaria invece non esiste più. Idem per quel che riguarda le garanzie sindacali di base. Alta flessibilità, la chiamano. Lavoro informale, dicono. In realtà è solo un modo veloce per gettare i giovani in pasto alla disperazione e alla malavita.

Il 20 per cento dei salvadoregni mette in tasca il 60 per cento della ricchezza disponibile. Quel poco che resta se lo contendono gli altri, i molti, i poveri che riempiono le baracche fatiscenti di città, gli slums, i sobborghi disagiati in cui la speranza va a morire. Arena aveva messo in giro la voce che l’opposizione stesse addestrando gruppi paramilitari sparsi ai quattro angoli del Paese. Opportunamente ricompensati da lauti contributi governativi, anche i maggiori quotidiani avevano tirato fuori pezzi a tema, con indiscrezioni ricolme di campi d’addestramento illegali, colonne di misteriosi armati in marcia, gli AK 47 in spalla e il coltello tra i denti.

In realtà, nessuno ne ha mai saputo nulla. Mai visti. Mai sentiti. Una storia che oggi fa sorridere i vecchi agli angoli di strada. Loro che non ridono affatto, invece, ripensando agli anni bui, alla dittatura. 75mila eliminati, un milione di esiliati, 8mila desaparecidos, uomini, donne, perfino bambini. Il Salvador di oggi, quello del ventennio di Arena, non ha ancora finito di fare i conti con la storia, i morti, i guai. Per la verità, sono in molti a dire che non ha nemmeno iniziato a confrontarsi con quel passato così pesante e così prossimo.

Ma la gente è stanca, e forse oggi rinasce un po’ di speranza. Forse arriva il cambiamento.        

Dalla rete di Articolo 21