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Articolo 21 - Libri
Materiale antisismico ( di Oliviero Beha)
Materiale antisismico ( di Oliviero Beha)

Postfazione
Giorni fa mi è capitato di assistere a una scena ricca di risvolti simbolici, almeno per me: ero fermo ad un semaforo sotto il sole, nell’ora più calda, e un tizio annerito e sbracciato,forse pakistano,con uno straccio in mano si è affannato senza successo per pulirmi il vetro dell’automobile.

Lo stesso ha fatto vanamente con altri. Mesto, ma non più di tanto, è tornato sul marciapiede mentre arrivava una passante forse filippina assai ben vestita e curata. A Lei si è rivolto il presumibile pakistano, e ho fatto appena in tempo a scherzare tra me e me sul fatto che le volesse pulire gli occhiali quando invece ho sentito lui che le chiedeva se sapesse per caso come si chiamassero i fiori dell’albero all’ombra del quale,sul marciapiede,teneva il suo secchio professionale.Mi è parso che la risposta della donna pur gentile fosse evasiva,ma nel frattempo era scattato il semaforo.
Che cosa c’è di fortemente simbolico almeno per me in una scena del genere? E’ una metafora di qualcosa nell’Italia,nella Roma di oggi,del 2008? E ,anticipando il tenore del ragionamento,forse in questo occasionale dettaglio c’è un qualche segno positivo, tracce di speranza,indicazioni per il futuro? Decifriamo la scena: è un misto di delicatezza,di stupore almeno da parte mia, di integrazione multietnica, di interclassismo economico almeno a pelle a giudicare dall’abito dei due “monaci”, di normalità antica.Come si chiama un fiore, invece che solo e sempre “mi dai qualcosa?”.Si può costruire un futuro più decente,magari riallacciato al passato, da una scena come questa?Di sicuro bisogna trovare –e in fretta-il modo di tornare a una normalità magari di primo livello,nei rapporti di strada.Dentro di noi,fuori di noi.Sarebbe una rivoluzione.Forse quella vera.
In questo libro,se siete arrivati fin qui, che come ho già scritto più volte è affacciato sul presente di chi legge e sul futuro di tutto il Paese, c’è la descrizione della palude-Italia e del Residence del potere,della classe dirigente,della politica-politicante,della finanza,dell’imprenditoria,
dell’informazione ecc. che si fanno forza intrecciati e interconnessi nella difesa di privilegi e vantaggi,trasmettibili ereditariamente o para-ereditariamente,come una sorta di Casa Regnante complessiva che si fa i propri affari.
Lungi dal reagire,il popolo italiano che come si ricorda spicciamente “ha avuto la Controriforma senza che ci sia stata la Riforma”,a proposito di Lutero e del Paese del Vaticano, affonda nella palude avendo per lo più come unico obiettivo quello di riuscire a farsi cooptare all’interno del Residence,invece che metterlo metaforicamente (?!?) a ferro e fuoco.Nel frattempo,però,da quando ho scritto “Italiopoli”, le scosse di terremoto/maremoto sia sul pianeta sia nel perimetro del nostro Paese che è quello che ci interessa soprattutto qui, si sono fatte più intense e più ravvicinate: siamo allo tsunami paludoso.Ho chiesto al principale sismologo italiano,il professor Enzo Boschi,dentro e fuori di metafora, se sia possibile costruire o meglio ricostruire nell’attuale palude con criteri antisismici, l’unico antidoto vero contro tali minacce.
Mi ha risposto lapidariamente: sì,certo,è possibile,ma i costi saranno altissimi.E prima lo si fa,meglio è e meno costa.Naturalmente il Caimano Berlusconi, che ha ripreso a impazzare a tutti i livelli, favorito dagli errori e dai crimini non solo culturali e politici della sedicente sinistra e consacrato dal voto della maggior parte degli italiani che lui dimostra di conoscere molto bene avendo pesantemente contribuito a formarne il modus vivendi,del problema sismico in un Paese crollante e crollato semplicemente se ne frega.
E hanno dimostrato di fregarsene anche tutti i suoi avversari politici.Se ci fate caso,il nocciolo della questione è da un lato che il Paese è piegato in giù,su un piano inclinato sul quale rotola chiunque ci salga,sia Berlusconi, magari più rapidamente,che Prodi o Veltroni o D’Alema ecc..E dall’altro che nessuno sembra in grado né di rimettere in asse il piano-Italia, fatica improba che avrebbe bisogno del concorso di tutti, né e a questo punto soprattutto di parlare al Paese in nome di qualche cosa.In nome di che può parlare Berlusconi,con quello che ha combinato e combina,tra l’altro evocando proprio lui in spregio semantico il “cancro” e la “metastasi” per i giudici,evidentemente per esorcizzare il suo stato di salute?E in nome di che cosa possono parlare gli abitanti di centro-sinistra del Residence,tutti impresentabili,più o meno (cfr.all’inizio “Altri schizzi di fango”),tutti simil-Berlusconi sia pure inconfessabilmente?
Perché c’è anche questo: mentre il centro-sinistra nello stesso Residence terrificante di cui parlo qui è il regno dell’ipocrisia,del detto-non detto,o più spesso del detto/fatto mai per il fine dichiarato ma sempre strumentalmente per un altro,recondito,spesso indicibile obiettivo,dalle parti di Berlusconi che più di loro s’alza continuamente in volo in elicottero dal Residence quasi a rimarcare che l’insieme del Residence stesso della classe dirigente di questo Paese è “in maggioranza” di sua proprietà,vige un’altra regola:  nei dintorni del Caimano vige la regola della menzogna oppure,più raramente ma significativamente,la regola della verità.Non è un ipocrita.
E’ l’unico che,quando se lo può permettere o quando non ce la fa più e gli scappa, si sfoga e “dice la verità”: per esempio,un solo esempio,quando parla dell’andazzo della vita parlamentare,per lo più inutile,insignificante,dipendente,”fannullona”.E come in questo campo in diversi altri.Se no,bugie.Ma ipocrita mai, mi par di capire.E magari c’è in questo,subliminalmente ma neppure tanto, una delle spiegazioni del consenso ottenuto/comprato (metaforicamente oppure no) dal Premier Silvio IV.
Torniamo dunque alle necessità stringenti: ricostruire il Paese con criteri antisismici.Impresa disperata,a quel che pare,anche perché non si sa da dove cominciare.Dal denaro necessario per la Ricostruzione,laddove naturalmente i criteri antisismici significhino istituzioni salde e inattaccabili,non esposte alla prima maggioranza efferata che riesca a prendere il potere profittando di quello che viene definito dagli studiosi “il buco nel cuore della democrazia”,ossia andare democraticamente o para-democraticamente al governo e poi cambiare antidemocraticamente le regole a proprio favore?Che è esattamente quello che sta succedendo,oggi in modo esplicito,ieri in modo implicito ma gravido di conseguenze come si vede chiaramente ma non si dice o non si può dire,pena il mettersi contro tutto il potere costituito. E comunque dove si trova il denaro per farlo, mentre infuria la recessione e sempre di più almeno per i mesi a venire sentiremo i morsi della crisi economica?
Un pozzo senza fondo da cui tirar su il secchio ci sarebbe.Parlo della cosiddetta economia illegale internazionale.In un saggio uscito tre anni fa significativamente intitolato “Capitalism’s Achilles Heel” (“Il tallone d’Achille del capitalismo”), Raymond Baker sostiene che “negli ultimi quaranta anni è stato creato un vero e proprio circuito del denaro sporco, che facilita le transazioni finanziarie illegali da un Paese all’altro e viene utilizzato con la stessa disinvoltura da multinazionali, grosse banche e organizzazioni criminali. Nato per permettere alle imprese di evadere il fisco, il circuito ha finito per avvantaggiare anche trafficanti di droga e terroristi”. Perlustrando il libero mercato globale arriva  ai due punti deboli del capitalismo di oggi: l’illegalità diffusa e la conseguente ineguaglianza. Secondo l’autore,” la povertà della maggioranza della popolazione mondiale sarebbe infatti direttamente collegata ai trasferimenti illegali di denaro. Mentre 50 miliardi di dollari di aiuti vengono trasferiti ogni anno dai Paesi ricchi ai Paesi in via di sviluppo, 500 miliardi di dollari di denaro sporco seguono il percorso inverso e ingrassano le banche occidentali. Sono i soldi di dittatori, nuovi ricchi e trafficanti”. Alla fine Baker presenta un programma per frenare il flusso di denaro sporco e rivitalizzare il capitalismo. Capisaldi del piano lo smantellamento dei paradisi fiscali e la riscoperta di Adam Smith. Che duecento anni fa invocava il libero commercio, ma anche tassazioni eque e rispetto delle regole.Più recentemente,il già citato ma mai abbastanza conosciuto e seguito Paolo Sylos Labini era su questo in aggiornata scia.
Ma Berlusconi,o la sinistra delle scalate bancarie,o la politica italiana il cui primo problema è da un pezzo soprattutto come trovare fondi per autofinanziare il costosissimo Residence di cui parlo qui, può davvero voler mettere mano alle regole,al secchio,al pozzo nero,ai capitali illegali? O tutto sommato al di là delle dichiarazioni di maniera,delle recite,della retorica pubblica,a tutti costoro sta bene una situazione che tra paradisi fiscali, società fantoccio, trust anonimi, conti cifrati, scappatoie legislative che incoraggiano l’evasione fiscale e l’utilizzo criminale del denaro, consente loro di amministrarsi conducendo la vita che sappiamo e vediamo?
Dunque non sarà da loro,o almeno con il loro consenso e partecipazione, che si provvederà a ricostruire nella palude bonificabile il Paese e la società italiana derelitta con criteri e materiale antisismici.Restano le minoranze consapevoli,ancora poco e male connesse tra loro (cfr.il capitolo “Le nuove Resistenze”),e un disagio enorme dell’italiano medio-basso che si sta svegliando alla nuova povertà, intesa per il momento solo in senso strettamente economico.Sembrerebbe abbastanza,ma non credo che lo sia.Necessario,ma non sufficiente,insomma.
Come per il discorso sulle “scimmie che lavano le patate”,conclusione di “Italiopoli”, così per la società italiana specie nell’ultima generazione sarà indispensabile a mio avviso che venga collegato lo status recessivo, i lussi per alcune categorie cresciute nell’indistinzione tra necessario e superfluo vissuti ormai come irrinunciabili ma cui dovranno rinunciare, le esigenze primarie per le fasce a rischio sempre più numerose in piazza per le discariche,gli inceneritori,le bollette “alimentari” gonfiate ecc.,  con l’impresentabilità di questa classe dirigente e l’urgenza di un avvicendamento.Come,se le elezioni sono andate come sono andate e il Governo e la maggioranza appaiono solidi come non mai?
Bisognerà ripartire dal basso,mettendo in preventivo che passi del tempo e le accelerazioni del degrado si trasformino da rabbia e disagio nella sempre più diffusa domanda “che fare?” con cui comincio “Italiopoli”.Il sentimento,la percezione,la constatazione quotidiana della crisi non avrà risposta da “questa” politica,mi pare evidente.E’ la stessa politica che ha creato le condizioni di questa palude,e di questo tsunami paludoso,quindi non si vede come potrebbe risolvere il problema da essa stessa creato o sviluppato.In Europa da questo punto di vista siamo quelli di gran lunga messi peggio.Forse se tocchiamo il fondo prima,prima ci sarà un rimbalzo da sopravvivenziale a resistenziale a propositivo.
Le condizioni imprescindibili sono che il materiale per la Ricostruzione,come dopo la seconda guerra mondiale (anche se l’attuale temperie politica sembra più somigliare al primo dopoguerra,a una Weimar nostrana all’amatriciana…), siano fiducia, buona volontà  e coscienza mirate sul futuro, in un Paese che difenda la propria democrazia,al di là delle simulazioni di destra e sinistra accorpate nel denaro.Materiale antisismico,sperando che rimanga malgrado tutto in piedi una struttura da cui ripartire e magari da restaurare,ma con i muri maestri ancora in piedi dopo lo tsunami: si chiamerebbe Costituzione.Basterà?

Tea edizioni 

Italiaopoli è arrivato alla settima edizione con Chairelettere e alla prima tascabile con Tea.
Oliviero Beha ha voluto aggiungere nuovi capitoli e nuove storie, presentandoci un' Italia in mano ai furbi, ai ruffiani, ai mediocri sempre pronti a piegarsi allo spirito dei tempi segnati dal conformismo dilagante e trasversale. La sua penna non risparmia nessuno, il suo sarcasmo colpisce tutto e tutti. Libro senza speranza? Contrariamente alle intrepretazioni prevalenti, continuo a pensare che questo sia un libro carico di speranza. Oliviero spera che questo fango sia spazzato via, che il terremoto possa essere fermato, che le persone oneste possano formare una grande barriera antisimica, per usare le sue parole. Un libro contro il sistema?No piuttosto un libro contro le degenerazioni, contro la metastasi che ha invaso i comportamenti pubblici e privati. Contro queste degenerazioni l’autore propone un rimedio semplice e lineare;tornare alla Costituzione. Sarebbe questa la proposta eversiva? Lo è in un paese malato, dove un manipolo di squadristi si propone di stracciarla a colpi di maggioranza o di accordi sotto  banco, magari pilotati dai resti della P2, che per altro continuano a inquinare le istituzioni, la politica, il giornalismo. Non è necessario condividere ogni sua parola per apprezzare la libertà, la passione civle, il sarcasmo che segnano tutte le pagine di Oliviero Beha. Non tutti lo amano, ma noi preferiamo questi spiriti liberi al giornalismo da salotto, ai maggiordomi che non fanno mai la seconda domanda, ai finti provocatori, a quelli che hsnno sempre paura di fare i nomi e i cognomi.
Fore per queste rgioni non sono bastate 4 processi vinti, un record!, a consentire il suo ritorno alla rai. Per lui non sono stati capaci di trovare uno spazio adeguato nei plinsesti. Una vergogna che ha goduto di troppe complicità di troppi silenzi politici e corporativi.
Non sappiamo chi siederà nei prossimi consigli di amministrazione, ma sarebbe ora e tempo che i partiti rinunciassero ai propri uomini di fiducia e puntassero su persone come Oliviero capaci di dare dispiaceri anche agli amici più cari, ma sempre in prima linea quando ci sono da difender
e i valori racchiusi nell’articolo 21 della Costituzione. Forse proprio per questo non verrà in mente a nessuno.
Giuseppe Giulietti

Dalla rete di Articolo 21