Quando sul finire degli anni ottanta cominciava ad affacciarsi nell’Italia della “Prima Repubblica” il fenomeno della Lega, la politologia dell’epoca propose subito chiavi di interpretazione sul leghismo, fenomeno che indubbiamente gettava sul terreno della politica issues del tutto nuove, come il “settentrionalismo”.
Nel 2008 si celebra il decennale dalla nascita dell’Italia dei Valori e, mentre continua ad affastellarsi una pubblicistica alluvionale sul suo fondatore Antonio Di Pietro, non un rigo è stato scritto su questo partito che pur rappresenta uno dei pochi (cinque) sopravvissuti sulla scena politica nazionale, raccogliendo consensi crescenti intorno ai temi legati alla giustizia e alla legalità. Una svista degli studiosi legata all’idea che l’IdV sia solo l’emanazione dell’ex pm di Mani Pulite, alla stregua dei partiti personali descritti da Calise? Pino Pisicchio, deputato di lungo corso iscritto al gruppo dell’IdV, ma soprattutto politologo ed autore di impegnative ricerche sulla forma-partito in Italia, non la pensa così
Per sostenere le sue tesi Pisicchio ha scritto, per i tipi della Rubbettino, un saggio di impianto politologico, rigoroso e documentato, “Italia dei Valori. Il post-partito”, che getta una luce sulla natura di questo partito, sulla sua peculiarità organizzativa, sulla sua classe dirigente, sul suo statuto, offrendo chiavi di lettura inedite e, in qualche caso, addirittura sorprendenti.
Sorprendente, ad esempio, è la scoperta della provenienza “cultural-ideologica” del suo ceto dirigente, che per il 57% è di area democratico-cristiana, la seconda più importante concentrazione cattolico-democratica in Parlamento dopo l’Udc.
Sorprendente, ancora, è il rapporto che l’IdV mantiene con la sua base di consenso attraverso la Rete: è veramente il partito politico italiano più vicino alle logiche e ai linguaggi internettiani, facendo registrare 180mila richieste in due anni (richieste di rapporto, non solo contatti).
Sorprendente è, per un partito cui viene attribuito un consenso esclusivamente d’opinione, dunque “volatile” per sua stessa natura, scoprire che esiste un “consolidato” rappresentato dal voto del 2001, pressoché sovrapponibile con quello del 2008. E, ancora, il peso dei movimenti, il valore del carisma e il suo rapporto con la democrazia interna, la storia dei dieci anni “di lotta e di governo”, la provenienza professionale e la formazione del ceto dirigente, l’atipicità del suo statuto, il rapporto con gli alleati: Pisicchio scandaglia il pianeta IdV adoprando strumenti scientifici ma non negando a se stesso l’eco di una presa diretta.
“L’IdV - dice Pisicchio - esiste ben oltre le issues della giustizia e della legalità perché riesce ad interpretare attese e bisogni di uno strato significativo dell’elettorato. Per compiere passi avanti ancora più significativi, però, deve scegliere di essere un partito a vocazione maggioritaria. Un partito di governo che sa fare l’opposizione ma che non consuma la sua ragione coltivando in modo esclusivo il ruolo di minoranza. E’ questo il salto che deve prepararsi a compiere: se saprà farlo si avvierà a conquistare un ruolo di protagonista nella nuova stagione della politica. Una stagione post-ideologica che ha fatto della contaminazione tra culture - quella che caratterizza l’IdV, partito di sinistra, di centro e di destra al tempo stesso - la nuova risorsa”.
Pino Pisicchio, ricercatore di scienza della politica e giornalista,
è deputato di lungo corso. È stato uomo di governo e capogruppo d’opposizione
alla Camera, coordinatore nazionale di partito e presidente
della Commissione Giustizia, parlamentare europeo e vicepresidente di commissione a Strasburgo. Ha scritto una cinquantina di libri, in prevalenza dedicati a studi costituzionali e alla formapartito, ma anche un romanzo giallo di ambientazione parlamentare.
È deputato dell’IdV.
ITALIA DEI VALORI. IL POST PARTITO- di Pino Pisicchio
RUBBETTINO EDITORE
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