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Articolo 21 - Libri e Giornalismo
“La masnà” (di Raffaella Romagnolo)
“La masnà” (di Raffaella Romagnolo) di Stefano Danielli
L'avevamo lasciata con “L’amante di città”, il suo romanzo d'esordio, era il 2007. Buonissima l'accoglienza da parte di pubblico e critica. La casa editrice Piemme intuisce capacità e potenzialità di questa scrittrice, nella vita “prestata” all'informatica, ed eccoci oggi a parlare della sua seconda fatica , “La masnà”.
Un romanzo che attraversa tutto il Novecento con lo sguardo discreto e deciso delle donne; un romanzo che ci lascia personaggi indimenticabili, in cui ciascuno di noi ritrova l'essenza di quello che eravamo e di quello che siamo.
Tre le protagoniste del romanzo: Emma, Luciana e Anna, nonna, madre e figlia.
Le vicende, filtrate attraverso il loro punto di vista, ci fanno partecipare emotivamente alla storia di una famiglia del Monferrato, contadina, dalla metà degli anni ’30 a quella degli anni ’90 del secolo appena trascorso.
Un viaggio generazionale di tre donne diverse, ma indissolubilmente e visceralmente legate fra loro ed alla vecchia casa di famiglia, centro strutturale ma soprattutto sentimentale delle loro vite. Con la prospettiva di queste tre donne entriamo anche noi nella storia della “casa dei Francesi” e nel contesto in cui i personaggi si muovono: il Fascismo, la guerra, il boom economico, il trasferimento in città, gli anni del terrorismo fino ad arrivare agli albori della Seconda Repubblica.
Emma è una contadina con la terza elementare: “la strada che le hanno messo davanti sarà anche feroce ma è dritta, senza bivi”. L’unica scelta individuale di cui è responsabile, aver salvato Carlin dla Moisa, un partigiano in fuga, mettendo in pericolo la propria famiglia, la tormenterà tutta la vita come un peccato. Quando varca per la prima volta la soglia della casa dei Francesi, siamo nel 1935, come sposa dello zoppo che le hanno dato per marito, il destino della sua vita futura è in gran parte già scritto.
Luciana, sua figlia, ha potuto studiare poco più di sua madre, non è una contadina ma un’operaia, e questo, unito al clima diverso che si sente in quella fine degli anni sessanta, sembra poterle aprire nuovi orizzonti. Ma scegliere di cambiare non è facile per chi non è considerato, né tanto meno si considera, capace di farlo.
La nipote di Emma, Anna, unica donna nella famiglia a poter proseguire gli studi, è capace di confrontarsi con il patrimonio di legami ed affetti e riesce ad affermare se stessa.
Una storia di riscatto sociale che abbraccia tre generazioni, nella quale tutte le protagoniste mettono qualcosa di se stesse e contribuiscono insieme, pur nelle loro diversità, a costruire il futuro.
Tre donne che la penna di Raffaella Romagnolo descrive con grande profondità e intima conoscenza, come se fossero una sola, come se fossero tutte le donne insieme. Una descrizione che l'autrice riesce a rendere lucida, e così emotivamente coinvolgente allo stesso tempo, grazie alla bella scrittura che avevamo incontrato nel primo romanzo e che qui davvero apprezziamo in una espressione più alta, quasi perfetta. La scrittura di Raffaella Romagnolo accompagna la trama come se ne facesse parte, come se fosse essa stessa protagonista delle vicende, e nello stesso tempo convince per la sua fluida chiarezza e per quell'elegante uso delle parole e della sintassi che avvicinano il lettore in un intrigante rapporto di complicità.
L'appuntamento nelle librerie è in questi primi giorni di febbraio.
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