Nadia Redoglia
Il Grande Vecchio che sapeva raccontare i natali di spiazzati e spiaggiati e narrarci quelli dei privilegiati non per dono divino, ma per furti con destrezza, è morto proprio nel giorno di Natale, questo Natale… Se n’è andato insieme ai morti da stufette mangia ossigeno (in questo Natale sono un casino: i termo succhiano troppo, così si supplisce), agli schiantati stradali ebbri (mica sobri) d’alcool a stomaci e cervelli vuoti (anche costoro, in ‘sto Natale, si sono dati da fare) e agli assiderati o arsi vivi a seconda dei cartoni a disposizione: se insufficienti è buona la prima, se in soprannumero, accendendoli per scaldarsi, vale la seconda.
Proprio non gliela fo ad accodarmi alla fila di quelli che pensano che morire nel giorno di Natale sia foriero di buon auspicio per ultraterreni “verdi pascoli”. Giorgio Bocca (più di re Giorgio, Bocchino e Giorgino) apparteneva alla specie di quelli che hanno sempre lavorato a che i “verdi pascoli” fossero destinati (tutto l’anno) agli italiani vivi, seppur malati, più che ai morti.
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