«Ci sono dei momenti in cui non ci si può rassegnare all'andazzo delle cose, alla legge del più forte: bisogna trovare il coraggio di esporsi e denunciare» dichiara Nino Di Matteo a Loris Mazzetti, spiegando in questo modo la sua decisione di rompere un silenzio che per tutta la durata della sua carriera di pm antimafia lo ha tenuto lontano dai microfoni e dai riflettori.
In un’intervista che si delinea piuttosto come un dialogo, un accorato sforzo di capire come e perché la Riforma costituzionale della Giustizia, la legge bavaglio, il processo breve metterebbero a rischio la democrazia. Di Matteo arriva fino al cuore del problema per capire come bloccare questa deriva. Con il coraggio che lo ha contraddistinto in questi anni, smaschera le false motivazioni, le ipocrisie e le demagogie nascoste dietro la riforma, e ne svela gli inquietanti parallelismi con il Piano di rinascita democratica della P2. Ma non solo: le sue parole chiare e illuminanti ci spiegano anche a che punto si trovano le indagini sulla “trattativa” tra Stato e mafia, sulla strage di via D’Amelio, e su personaggi discussi e discutibili che ancora oggi tengono in mano le redini del potere, dopo le rivelazioni del pentito di mafia Gaspare Spatuzza Il tutto con lo sguardo rivolto al suo grande “maestro” di lotta antimafia e di coraggio: il giudice Paolo Borsellino.
Nino Di Matteo (Palermo, 1961), in magistratura dal 1991. Sostituto procuratore della Repubblica presso la Dda di Caltanissetta dal’92 al ’99; pubblico ministero della Dda di Palermo dal ’99. Ha indagato: sulle stragi dei magistrati Rocco Chinnici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e delle loro scorte; sull’omicidio del giudice Antonino Saetta. Pm in numerosi processi a carico di centinai di mafiosi dell’ala militare di Cosa nostra e dei fiancheggiatori (alcuni insospettabili) di Bernardo Provenzano. Molti i casi riguardanti i rapporti tra mafia, politica e istituzioni di cui si è occupato, tra questi: i processi al senatore Salvatore Cuffaro, al funzionario dei servizi segreti Ignazio D’Antone e alle “talpe” presso la Procura di Palermo. Attualmente è impegnato nei processi per la così detta “trattativa” tra mafia e Stato a carico dell’ex direttore del Servizio segreto civile prefetto Mario Mori. Da due anni è presidente dell’Associazione nazionale magistrati di Palermo.
Assedio alla toga (un magistrato tra mafia, politica e Stato)
di Nino Di Matteo Loris Mazzetti
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