Se lo scandalo sta svanendo, prosegue invece l'inchiesta sulle intercettazioni illecite orchestrate da quotidiani del gruppo NewsCo (di proprietà di R. Murdoch). Martedì, oltre a vari Vips oltraggiati come H. Grant, i genitori di Milly Dawler sono tornati a testimoniare di fronte ai giudici. Raccontando ancora una volta i momenti di effimera speranza quando, dopo una settimana di chiamate al cellulare della figlia sparita, sentendo scattare la segreteria invece del messaggio “la segreteria telefonica è piena, non è possibile lasciare altri messaggi”, gridarono “E' viva, ha cancellato i messaggi”; purtroppo la figlia era già morta, ed erano stati i cacciatori di scoop al soldo di Murdoch a svuotarne la segreteria in cerca di nuovi messaggi di disperazione lasciati da amici e parenti, da inserire in articoli di voyeristico cordoglio nei giornali del giorno dopo.
Un mese fa avevamo assistito alla terza deposizione di James Murdoch, identica alle precedenti se non per aver modificato l'atteggiamento da “io non sapevo niente, nessuno sapeva niente” ad un tentativo di scaricabarile con tanto di nomi e cognomi – ovviamente di persone già nelle maglie della giustizia, ormai diventati testimoni dell'accusa.
La storia è vecchia, ma gli esiti sono per adesso ancora più vecchi, vecchi come il mondo si potrebbe dire. Infatti a un anno dallo scandalo la multinazionale ha sì dovuto chiudere il giornale domenicale News of the World e abbandonare, a un passo dalla meta, la rilevazione di tutto il pacchetto della piattaforma satellitare britannica BskyB, ma il giovane Murdoch ne è ancora presidente e non è formalmente accusato di niente. Il suo ruolo nella società BskyB è peraltro rappresentativo, essendo direttore non esecutivo.
Nel frattempo il Guardian portava la settimana scorsa una notizia che in sé ha ben poco di stupefacente: l'ex senatore australiano Bill O'Chee ha denunciato le pressioni nei suo confronti da parte dei giornali della società NewsCo (la multinazionale di R. Murdoch - che detiene il 70% della stampa locale!) affinché non appoggiare una proposta di legge, presentata dal suo partito, che avrebbe danneggiato gli interessi di NewsCo. In cambio gli avrebbero offerto appoggio mediatico per le successive elezioni. NewsCo ha ovviamente smentito, ed i fatti risalgono al lontano 1998. La polizia australiana ha comunque lanciato un'inchiesta.
Se gli azionisti di BskyB non hanno chiesto l'allontanamento di James Murdoch, è forse perché pensano che il miglior modo per fare affari è incutere terrore sia ai concorrenti che ai politici che dovrebbero dettare le regole del gioco. E l'impero di Murdoch fa tutto questo.
Giulio D'Eramo -- Londra
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