Rosaria Capacchione, giornalista de Il Mattino della redazione di Caserta è tra quei cronisti che il clan dei casalesi, ancora guidato, nonostante sia in regime detentivo al 41 bis, da Francesco Sandokan Schiavone, non gradisce perché può essere senz’altro definita la memoria storica del giornalismo che scrive della camorra di queste zone soddisfando pienamente il concetto di parrisia.
Da anni Rosaria scrive cercando di approfondire, di non dimenticare ed è per questo che risulta elemento di disturbo e poco gradita al clan che una decina d’anni or sono ideò un piano per eliminarla. Una sentenza a morte decretata e rimasta, per fortuna, in sospeso. Ma tutto questo, rivelato dal collaboratore di giustizia Dario De Simone, non bastò allo Stato per considerarla una persona a rischio. Solo all’indomani del 13 marzo scorso quando, durante un’udienza del processo Spartacus, un avvocato lesse in aula una lettera dei boss Francesco Bidognetti e del latitante Antonio Iovine che la consideravano, insieme a Roberto Saviano, una giornalista prezzolata dai magistrati tra i quali era mal visto anche Raffale Cantone, a Rosaria viene affidato un servizio di protezione. Un cavallo di troia, i nomi di Cantone e Saviano, per attaccare nuovamente la Capacchione che adesso, purtroppo tardivamente, ha dato alle stampe un libro, “L’oro della camorra” per i tipi di Rizzoli editore. Un testo redatto con l’abile scrittura della cronista dove si elencano i nomi e i cognomi di alcuni protagonisti del Sistema, delle loro imprese i cui prodotti, come nel caso dello zucchero Kerò, vengono distribuiti in gran parte del Paese. Intercettazioni telefoniche, l’economia delle banche, il caso Parmalat, politici “chiacchierati” o indagati: sono tanti i motivi o gli argomenti per indurre qualche PM a riaprire alcune indagini troppo frettolosamente archiviate. Pericoloso anche il silenzio mediatico nel quale sembra essere stato spinto il testo, un po' snobbato dai tanti che ancora oggi a fatica cercano di chiosare l’enorme interesse sull’argomento suscitato dal successo post Gomorra.
Un documento dal quale non può prescindere chi ha voglia di capire come i boss dell’agro aversano siano diventati potenti manager capaci di influenzare e controllare l’economia di tutta la Penisola, da Casal di Principe al centro di Milano camminando a braccetto con i politici del momento. Un libro dato alle stampe con l'elegante silenzio di chi, come Rosaria Capacchione, continua a lavorare dalle stanze della sua redazione.
Pietro Nardiello
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