Articolo 21 - Press a poco
A.A.A. 50enni licenziati offresi come cavie
Nadia RedogliaChi oggi si rivolgesse al tuttologo “pensioni d’anzianità e vecchiaia” si sentirebbe rispondere che al momento non si sa nulla di preciso. Se però incappassimo nel sadico, ci troveremmo nella condizione d’essere i suoi inconsapevoli oggetti erotici, mentre c’infila i suoi “se, ma, però, nel caso in cui ecc.”. E, mentre quello gode spudoratamente, noi, rivolgendo gli occhi al cielo, possiamo giusto lanciarci in sfrenate, quanto improbabili, congetture del tipo “come assaltare e/o scalare una banca ed essere felici/ottenere appalti pubblici illegali/procurare import escort/ scilipotizzarci ecc.”. Il presente ci offre migliaia d’ultra anta che hanno ancora un’occupazione, seppur da cardiopalma (possono aiutare quantitativi industriali di Prozac: la sanità se ne farà una ragione). Il futuro, da “enti” ed “enta” pericolosamente prossimi al primo “anta”, può ancora supporre speranzoso. E il passato dei migliaia di licenziati cinquantenni e oltre? Vediamolo. Data l’età, il posto non l’hanno trovato più, a parte scaricare ai mercati generali, col nero e al nero. Gli è che magari proprio a questi mancano pochi anni/mesi al contributivo d’anzianità e siccome che i soldi per impinguare in proprio l’Inps non li hanno (c’hanno il viziaccio brutto di nutrire se stessi e la famiglia a carico, col nero da cassette e affini unito agli oboli dei genitori/suoceri già pensionati, ‘sti pervertiti!) si sono rassegnati ad attendere la pensione di vecchiaia, frutto di ciò che hanno assai anticipatamente versato all’Inps senza interessi. A parte il mistero -che manco Giacobbo si fila (!)- sul come ‘sti qua potranno sopravvivere per circa un ventennio senza reddito, stante che genitori/suoceri tendono pure a morire e che l’artrosi impedirà loro di scaricar cassette, resta palese il fatto che ‘sti pervertiti depravati, già deprivati, non sono il presente e men che meno il futuro. Interessano a nessuno, manco come cavie. Queste, almeno, per evitar loro sofferenze, sono destinate alla pratica della buona morte. Quelli invece, oltre a non fruire (almeno!) di teorie sulla buona vita, sono destinati ad agonizzare, nell’indifferenza più totale.
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