Nadia Redoglia
Le stragi per lavoro continuano: sei operai morti in un giorno che, aggiunti ai morti meridionali per frane e annegamenti nello stesso giorno, fanno nove. Per arrivare alla decina ci sarebbe occorso un suicida in carcere, ma sfiga vuole che il 59° del 2011 abbia agito (ben!) 5 giorni fa…
Sono tutti omicidi colposi accomunati da un solo dettaglio: il colpevole colposo la sfanga (mai termine fu più appropriato) praticamente sempre. I nomi, vittime del fango metaforico e non, passano in fila, silenziosi, nelle battute da carta stampata e nei sottopancia delle tv: “Renzo, Gheorghe, Fatima, Domenico, Abdul, Pedro…” e via così senza -costituzionalmente parlando- “distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Le distinzioni, infatti, ci servono giusto se sono in vita. Gli italiani pagano tasse e tributi, ma non sono, fino a prova contraria, sospetti. Tutti gli altri sono tenuti ad aggiungere al loro status il fatto d’essere sospetti a priori, fino a prova contraria. La morte li accomuna. Gran bella fortuna!
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