Articolo 21 - Press a poco
Gheddafi e il gallicantu
Nadia Redoglia“Le coq est mort , le coq est mort. Il ne chanterà plus ni coccodì ni coccodà…” E’ pressappoco questa la cantilena intonata un po’ da tutti durante e dopo l’omicidio dell’omicida leader libico. Il ritornello “Son staa mì che hoo mazzaa el gall…” l’ha solo cantato il giovanotto con la pistola d’oro…
Forse è il caso di tornare a “è l’uomo che fa la storia” perché con “la storia siamo noi” corriamo il rischio di marchiare con infamia le future generazioni. Una manciata di mesi fa i Grandi della Terra omologavano il re dei re assurto a divino d’Africa, sceso in terra da anni e anni (q-u-a-r-a-n-t-a-d-u-e!), per gli uomini di buona volontà: era il G8 in terra aquilana. Dell’ancor più recente bunga italo-libico (vide Mu'ammar quant'è bello!) organizzato in suo onore dal papi sic transit (e sic escort), abbiamo già qui espresso sufficiente repulsa ed evitiamo di tornarci sopra. La signora Merkel, almeno non ha partecipato alla grande abbuffata degli ultimi sette mesi ed è stata silente nel post mortem. Ma tutti quegli altri?! I video dell’aberrante linciaggio sono preceduti dall’avviso che le immagini potrebbero urtare la sensibilità del pubblico. Ben gentili. A nessuno è venuta in mente la diramazione d’identico avviso prima del G8 e del trionfo romano. Peccato. In molti non avremmo visto quelle immagini e, a ragione, avremmo potuto giustificarci col giurare che non potevamo sapere fino a che punto potesse arrivare l'ipocrisia di quelli che sono quella storia lì.
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