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Egitto: caos e repressione. Il blogger continua lo sciopero della fame.
Egitto: caos e repressione. Il blogger continua lo sciopero della fame.

Un anno fa l'ex Presidente Mubarak cominciava ad inasprire le limitazioni alla libertà di stampa in vista delle  elezioni presidenziali previste a novembre 2010. Gli arresti si fecero più intensi, i raid dell'esercito nelle redazioni dei giornali più frequenti, il dibattito democratico sempre più soffocato. Lo scontento popolare per la situazione economico/sociale del paese, non trovando sfogo in un dibattito democratico ormai soffocato, fu senz'altro alla base delle proteste che nel giro di 3 mesi portarono alla fine del regime di Mubarak.
E' passato un anno, ieri doveva essere emessa la sentenza nei confronti del blogger Maikel Nabil, da due mesi in sciopero della fame ed ormai in pessime condizioni di salute, stando al suo avvocato ed ai suoi parenti.
Molti speravano che la sua prigionia, cominciata a marzo, finisse ieri mattina con la sentenza. Non è stato così: il processo dovra' ricominciare dall'inizio, in data da definirsi, in luogo da definirsi.  Anzi, adesso non si sa più neanche dove Maikel sia detenuto.
L'unica certezza è che a giudicarlo sarà ancora una volta un tribunale militare.

Maikel era stato arrestato per aver pubblicato sul suo blog una personale ricostruzione degli eventi, dal prerivoluzione fino al post Mubarak. Nella sua analisi, intitolata “il popolo e l'esercito non sono la stessa mano”, suddivide il rapporto tra esercito e popolo in tre fasi principali:

1) fino al 29 gennaio: l'esercito è con Mubarak.

2) 29 gennaio/11 febbraio: l'esercito garantisce la transizione.

3) 11 feb/oggi: l'esercito è per il mantenimento del proprio potere

Per ognuna di queste fasi, Maikel fa un breve affresco prima di elencare innumerevoli video e testimonianze di violenze e soprusi da parte dell'esercito, ma anche di dimostrazioni di fiducia nei soldati da parte dei rivoltosi (come nella foto).

Il caso di Maikel non è certo isolato, ed i problemi della blogosfera vanno a braccetto con quelli dei media tradizionali.
Dopo gli eventi davanti e dentro l'ambasciata israeliana, il Consiglio Supremo delle Forze Armate (CSFA)  aveva comunicato la sospensione del rinnovo di tutte le licenze televisive nel paese. Due settimane fa il direttore di Al-Jazeera Mubasher Misr (Al-Jazeera Live-Egitto), affiliata di Al-Jazeera, dopo l'ennesimo raid delle forze di sicurezza nella sua redazione, dichiarava al Committee to Protect Journalists : “ la stazione televisiva aveva cominciato a trasmettere a febbraio, poco dopo la caduta del regime. Aveva richiesto subito la licenza, ma le autorità avevano assicurato che avrebbero potuto continuare a trasmettere, in attesa che la licenza venisse emessa entro qualche giorno”. Altre 16 stazioni televisive sono nella stessa situazione, e la televisione pubblica e' sotto il costante controllo delle autorita'.

Rappresentativa è la storia di Sahar Maher arrestato per aver partecipato e filmato un assembramento illegale e rilasciato ieri. Dal carcere ha infatti raccontato a Repertors sans Frontieres: “La polizia mi ha detto che se non avessi smesso di riprendere le proteste, mi avrebbero arrestato per partecipazione ad un assembramento illegale, visto che eravamo venti persone, ovvero molti di più delle cinque persone consentite dalla legge”.

La famosa attivista, presentatrice televisiva e candidata presidenziale Bothaina Kamel accusa i vertici dell'esercito di proseguire sulle impronte di Mubarak, e non ha usato mezzi termini: “ è tempo che i militari lascino il potere, non sono loro i protettori della democrazia”.

Da mesi e in special modo durante le ultime violenze nazional-religiose, come la vandalizzazione dell'ambasciata israeliana e la sanguinosa repressione della manifestazione cristiana , i leader dei Fratelli Musulmani, il più grande e organizzato fronte politico del paese, stanno rimanendo dietro le quinte, forse per non creare divisioni nel fronte del cambiamento.
Mentre dalla lotta unita per sovvertire un sistema si passa alle visioni individuali di un paese più libero, le paure delle minoranze come le frustrazioni della maggioranza possono solo dare manforte a chi ancora detiene il potere, e si crogiola nell'illusione di essere necessario ed insostituibile.
D'altronde come ricorda l'autore Steven A. Cook:  "Mubarak manipolava continuamente la società egiziana, spezzettandola e ricomponendola per 30 anni, al solo scopo di conservare del potere. Gli egiziani stanno pagando (anche, ndr) il prezzo di questo cinismo”.

 

 

Questo è l'articolo di Maikel Nabil.

 

Giulio D'Eramo

 

Da MediaTrotter

 

 

 

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