Articolo 21 - Sguardi sul mondo
Hanno suicidato la Rai
Ha scritto bene Stefano Rodotà su “la Repubblica” di giovedì scorso: “Un simulacro di governo e una maggioranza a pezzi vogliono impadronirsi della vita e della libertà delle persone, con un attacco senza precedenti contro i diritti fondamentali. Si dice che i colpi di coda dell’animale ferito siano i più pericolosi. È quello che sta accadendo”.Infatti, non è sotto attacco solo la libertà d’informazione; sono a rischio anche fondamentali diritti civili quali la dignità del lavoro, messa a rischio dall’articolo 8 del decreto sulla manovra economica, e il princìpio di autodeterminazione dell’uomo, con la conseguente scomparsa della possibilità di scegliere come disporre della propria vita.
Una stampa vigile ed efficace che eserciti a pieno il suo ruolo di “cane da guardia del potere”, un lavoro sicuro e garantito che si basi su precise leggi e regole e non sull’arbitrio di questo o quel sostenitore della “casta” e della “cricca”, il testamento biologico che consentirebbe di evitare tragedie come quella di Eluana Englaro o di Piergiorgio Welby, costretti a soffrire per anni in corpi trasformati in prigioni: questi sono i valori che sta minando l’attacco alla democrazia e alla Costituzione portato avanti un esecutivo ormai all’ammazzacaffè ma determinato a resistere, attaccato alla poltrona, per non veder svanire i propri privilegi di carattere economico e giudiziario.
“Tutte mosse – ha spiegato Rodotà – in contrasto con la Costituzione. Bisogna essere consapevoli, allora, che non si tratta soltanto di opporsi a singole leggi, ma di impedire una inammissibile revisione costituzionale”.
Per questo, sempre giovedì scorso, noi di Articolo 21, insieme alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI), a numerose associazioni culturali e a parecchi esponenti dell’opposizione che da anni si battono al nostro fianco per un’Italia migliore, abbiamo organizzato una manifestazione in piazza del Pantheon, a Roma, e annunciato altri sit-in, altri presìdi democratici ma soprattutto una lotta durissima nelle piazze di tutta Italia e nelle sedi competenti.
A tal proposito, sono illuminanti le dichiarazioni di Beppe Giulietti: “Prepareremo un dossier con raccolte le più imbarazzanti verità su Silvio Berlusconi e lo porteremo alle maggiori cancellerie europee. Non solo: oltre al ricorso alla Corte costituzionale, presenteremo un esposto alla Corte europea dei diritti dell’uomo, perché la legge sia disattivata”.
E anche quelle dell’avvocato Domenico D’Amati: “Nel nostro ordinamento nessuno può essere punito per aver fatto il proprio dovere. Per questo io credo che la loro legge sarà un buco nell’acqua: se i giornalisti verranno portati a frotte davanti ai tribunali, i giudici li assolveranno”.
Tuttavia, al netto della nostra battaglia – che senz’altro ci sarà e sarà campale per il governo e per la maggioranza che sempre meno (vedasi alla voce dimissioni di Santo Versace dal gruppo del PDL alla Camera) lo sostiene – è opportuno soffermarsi su quanto sta succedendo all’interno della RAI e, in particolare, di Raitre.
Stiamo andando, lo dico senza mezzi termini, verso una dittatura dell’ignoranza, nella quale il dittatore non è Berlusconi ma l’indifferenza, l’abbandono dello spirito democratico che ci caratterizzava un tempo, la morte della passione civile, dell’effervescenza culturale, del fervore di cambiamento, della volontà di futuro, di tutte quelle caratteristiche, insomma, che consentirono ad un Paese dilaniato dal fascismo e dalla guerra di risollevarsi e di rinascere dalle proprie macerie, morali prima ancora che materiali.
Eppure, dalle testimonianze che ho letto e ascoltato dai superstiti di quel diluvio, nemmeno il Ventennio mussoliniano, forse per mancanza di un adeguato supporto mediatico, è riuscito a compiere tanti danni all’immagine e alla credibilità internazionale dell’Italia quanto questo quasi Ventennio berlusconiano.
Senza contare i disastri causati all’interno del Paese, a cominciare proprio dal servizio pubblico che qualcuno vorrebbe indebitamente privatizzare.
Neanche durante il fascismo la cultura aveva subito un assalto così costante, così ben organizzato, così violento, con lo svuotamento sistematico e ormai giunto all’atto finale di qualunque difesa del tessuto sociale: dalla scuola all’università, dai teatri alla satira, dall’editoria all’approfondimento televisivo; ormai è stato smantellato quasi tutto ciò che credevamo intoccabile, che eravamo sicuri che nessuno avrebbe mai osato mettere in discussione.
L’aggressione a Raitre, con gli addii di Saviano, di Ruffini e della Dandini, la Gabanelli sempre più in bilico e Floris e Fazio sopportati non si sa ancora per quanto, nonché il dolorosissimo esilio di Santoro da Raidue, sono soltanto gli ultimi tasselli di un mosaico nitido da tempo: eliminare non solo delle voci libere e scomode ma soprattutto ciò che esse rappresentano: un’Italia pulita, onesta, idealista, lontana anni luce dagli scandali sessuali e dal malcostume berlusconiano, dai suoi continui attacchi alla magistratura, dalle sue leggi “ad personam” e vergogna, dalle componenti essenziali del suo mondo di faccendieri, squinzie e personaggi più o meno disinvolti.
È l’Italia vera che il berlusconismo vuole cancellare dagli schermi televisivi; l’Italia bella e accogliente, limpida, entusiasta, l’Italia che affronta la crisi con coraggio e guarda al domani senza paura, senza chiusure ideologiche, senza razzismo; il tutto a dispetto dei provvedimenti sempre più iniqui varati da un governo che non è mai stato in sintonia con il Paese reale ma solo con le sue lobby, con i suoi giri d’affari, con i suoi angoli oscuri che una corretta informazione ha il dovere di illuminare e di smascherare.
Sono d’accordo con la splendida battaglia che stanno portando avanti Carlo Verna e l’USIGRAI, ma dissento dall’amico Verna quando afferma che “stanno uccidendo la RAI”. No Carlo, non la stanno uccidendo: stanno facendo qualcosa di molto peggio, la stanno suicidando, creando le condizioni affinché coloro che non accettano questa intollerabile cappa di poteri occulti e decisioni calate dall’altro preferiscano andarsene piuttosto che svendere la propria dignità.
Saremo comunque al tuo fianco, come sempre, come siamo al fianco dell’FNSI, delle associazioni culturali, di tutti i partiti dell’opposizione e anche, se ce ne fossero, di quei singoli esponenti della maggioranza che decidessero di dire basta come ha fatto di recente Versace e come, mi auguro, faccia presto Pisanu.
Ma, più che mai, saremo al fianco dei cittadini che chiedono a gran voce una svolta: saremo ovunque ci sia un popolo democratico desideroso di staccare la spina ad un governo che ormai si commenta da solo.
Sarà una battaglia lunga, non lo nego, ma la vinceremo, come hanno dimostrato le Amministrative e i quesiti referendari della scorsa primavera, come ha dimostrato la valanga di firme per dire no al “Porcellum”, come dimostrerà la marea democratica che lo eliminerà definitivamente alle urne e come, spero con grande ottimismo, lo dimostreranno le opposizioni in Parlamento trovando un accordo su una nuova legge elettorale che restituisca la sovranità al popolo, nel pieno rispetto della Costituzione.
Poi verrà il momento più difficile, quello della ricostruzione. E allora ci torneranno utili queste riflessioni di Enzo Biagi dedicate al Cavaliere nel settembre del 2005: “Forse prima o poi si farà il bilancio di quello che il berlusconismo costa all’Italia e la politica ha reso invece a Silvio Berlusconi, che ha cenato ad Arcore col raffinato Bossi, quello della Padania, che una volta lo chiamava ‘Berluscaz’.
Questo tipo di polemica, che tra cittadini sarebbe intollerabile, per certi politici è linguaggio corrente, anche per auspicare che, dopo che almeno tre generazioni si sono sacrificate per riunire l’Italia, il Po diventi il ‘fiume sacro’ al posto del Piave, e peggio per chi sta sotto. C’è poco da ridere.
Mi sento particolarmente vicino al presidente Ciampi, che deve assistere a queste sceneggiate. Berlusconi e Bossi, si legge, <<fanno di nuovo quadrato attorno a Fazio>>. Da Villafranca ad Arcore: che strani itinerari percorre la storia”.
Anche oggi, guarda un po’, al centro dei colloqui tra i due ci sono le sorti del governatore di Bankitalia, a dimostrazione di altre deleterie caratteristiche del berlusconismo: la stagnazione, l’immobilismo, l’eterno ritorno di cronache sempre uguali, ferme come l’orologio-simbolo della stazione di Bologna ad un’ora precisa e inamovibile.
L’epoca di tracciare il bilancio, totalmente negativo, di questa stagione è arrivata, anche se il Premier non ne vuole sapere e intende trasformare tutte le istituzioni in un bunker privato, in attesa che si consumi entro il 2013 la sua fine politica.
Dubito che riuscirà nel suo intento ma sappia che, comunque vada, la legge bavaglio sulla libera informazione non passerà. Né ora né mai.
P.S. Aderisco con piena convinzione al giuramento di Articolo 21 e mi impegno su questa rubrica a fornire “qualsiasi notizia che rivesta i requisiti del pubblico interesse e della rilevanza sociale come prevedono le sentenze europee, i valori costituzionali e la legge istitutiva dell’ordine dei giornalisti”. Inoltre, spenderò ogni energia al fine di “disattivare questa norma ingiusta ed incivile che si propone non solo di colpire giornalisti ed editori ma di oscurare l’opinione pubblica e di rendere impuniti corrotti e corruttori”. Perché per me, come per tutti coloro che hanno aderito ad Articolo 21, “il dovere di informare e il diritto di essere informati” sono princìpi costituzionali inalienabili che nessuna legge può mettere in discussione.
Roberto Bertoni
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