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Articolo 21 - Press a poco
September eleven
September eleven

Nadia Redoglia

L’undici settembre duemilauno, giorno che cambiò il mondo in peggio, onora il primo decennio. Saranno planetari eventi e avvenimenti, simposi e umani in posa, visi, divi e divise, orazioni e oratori, parenti e parate…
Il bisogno di rinnovare, enfatizzare, beatificare, dogmatizzare l’atrocità di quel maledetto giorno, appare come il tentativo (disperato) di stuccare e verniciare a più mani le orribili vergogne, balle comprese, del decennio trascorso. Il terrore e l’orrore sono stati scodellati al mondo, in più forme, nella quotidianità dei 10 anni passati. E non è mica finita qui. Il mattatoio Afghanistan è più che mai attivo, i bimbi d’Iraq è opportuno che non nascano: il rischio di mostri resta elevato almeno ancora per un decennio. Maledetti decenni della memoria…
I G8 dei nuovi eroi si sono poi imbracati in coreografie cinque stelle superlusso per dimostrare ai popoli “terrorizzati” all’occidentale (a differenza di quelli all’orientale che dopo il terrore subiscono pure il massacro e quelli africani crepano d’indotto) che tutta l'economia era sotto controllo, ché loro garantivano la salvezza planetaria. Addì 11 settembre del'anno di missioni di pace 2011, gli occidentali schiaffeggiati dal grande bluff, schiacciati dal peso di centinaia di migliaia di cadaveri e dalla cenere di mila miliardi bruciati dagli armamenti del decennio, ancora s’abbarbicano ai giorni della loro memoria. Dell'altrui, discendente compresa,  proseguono a sbattersene.

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