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Articolo 21 - Press a poco
In nome del popolo che sopravvive?
In nome del popolo che sopravvive?

Nadia Redoglia

Il presidente Napolitano, giustamente, interviene sulla violenza della Valsusa scatenatasi nella storia della TAV, da qui invita a intervenire con fermezza. Ci piacerebbe però sapere che intende per "fermezza". Ci pare il caso ricordare che idranti, manganelli, lacrimogeni e quant’altro adoperato per disperdere le folle non autorizzate, è naturalmente subordinato alle condizioni dei trattati internazionali, non già alla “discrezione” dei soggetti che li detengono, eseguendo ordini da “un alto” a se stante. Dati gli ultimi episodi e quelli pregressi -compresi quelli che avvengono nelle stanze e nelle celle dei fermati/reclusi- nonché certe immagini che vediamo in web riprese da provvidi telefonini, la forza in divisa e in borghese chiamata “dell’ordine” (pur anche alla bisogna "di pace"), rivela sempre più il disgustoso odore e il ripugnante sapore di violenza fisica. Che sta succedendo ai nostri servitori dello Stato? Temiamo la realtà: anche loro, come gli altri italiani, stanno vivendo su pelle propria, precarietà, impotenze, demotivazioni, ingiustizie e da qui (umane) rabbie? Sono indubbiamente reazioni che, sempre, segnalano gravi pericoli per la democrazia. Mai, infatti, nella storia della nostra Repubblica, sono stati messi così in bilico i valori e i principi fondamentali della costituzionale sovranità popolare (“notav” compresi). Privilegiando la ghepensimizzazione piuttosto della natura del significato di democrazia, ci parrà perfino “naturale” che alla formula d’apertura (In nome del popolo italiano) di tutti gli atti istituzionali,  passi a "italiano"  l’aggiunta di “sopravvissuto”.

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