La Dda di Roma cerca una vittima di lupara bianca nel basso Lazio
di Elena Ganelli
Svolta a sorpresa in un’inchiesta sulla criminalità organizzata e le infiltrazioni dei casalesi nel sud pontino che sembrava ormai chiusa da tempo con tanto di sentenza di secondo grado. Il sostituto della Procura Distrettuale Antimafia di Roma Diana De Martino ha infatti riaperto il fascicolo dell’indagine “Anni 90” e, senza che nulla trapelasse e nella più assoluta riservatezza, per oltre due settimane gli investigatori hanno scavato alla periferia di Santi Cosma e Damiano, ultimo Comune della provincia di Latina ai confini con quella di Caserta.
Ciò che gli inquirenti cercano è il corpo di Rosario Cunto, sorvegliato speciale scomparso nell’aprile 1990 e vittima, secondo i magistrati, di lupara bianca. Alcune recenti rivelazioni circa il luogo dove sarebbe stato seppellito il corpo di Cunto avrebbero indotto dunque gli inquirenti a riaprire il caso. Cunto, secondo quanto emerso nel corso del processo “Anni 90” sarebbe stato ucciso e proprio per quell’omicidio, oltre che per quello dell’imprenditore Giovanni Santonicola, il boss del casalesi tuttora latitante Michele Zagaria è stato condannato sia in primo grado che in appello all’ergastolo. Le indagini dei carabinieri di Latina, iniziate nel 2005 in collaborazione con la Procura di Napoli, erano partite proprio dall’uccisione, nel 1990, a Santi Cosma e Damiano, di Santonicola. Ritenuto dagli inquirenti legato al clan La Torre, secondo l’accusa fu ucciso per vendicare la morte di Alberto Beneduce. Ma nell’inchiesta finì anche l’omicidio di Rosario Cunto, ucciso nello stesso anno.
In sede di giudizio di primo grado, la Corte d’Assise di Latina ritenne reale l’esistenza di un’associazione mafiosa nel sud pontino, costola dei Casalesi. Finora gli scavi a Santi Cosma e Damiano, effettuati con pesanti mezzi per il movimento terra e georadar in grado di individuare la presenza di ossa umane, non hanno dato alcun esito ma la Procura Antimafia sembra intenzionata a non mollare.
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