Nadia Redoglia
La res-publica cominciò con capi di Stato che rinunciavano allo stipendio, che pagavano di tasca loro francobolli e telefonate, che usavano la propria auto rifiutando scorte, che nei pranzi ufficiali, tagliando una mela, domandavano ai commensali se gradivano l'altra metà, che rivoltavano cappotti ché l'interno era ancora buono, che viaggiavano in 2a classe per non sprecare denaro non loro, ma di tutti...Poi, mentre qualche italiano si faceva la 600, il carrozzone degli onorevoli ed entourage si tuffava nelle casse dello Stato (cfr sinopsi esplicativa: l’on. che si caccia nel gargarozzo fettazze di mortadella mentre il collega lorda i “sacri” scranni con lo spumante). S’è dunque arrivati alle scorte per ominicchi e quaquaraqua, auto blu&ruffiani-colf spacciati per autisti, aerei per imbarcare parenti, spigole, tacchi a spillo e zoccole, menestrelli ed erotomani. Il tutto incorniciato da benefit all inclusive. E' da decenni che l’erario è sorgente di miliardi per impinguar quei fiumi in piena straripanti cupidigia, esondanti ego potenti e potentati egocentrici. Quando il piatto piange e le vacche (non tutte) smagriscono, si parte da qui per indorare la supposta, (sper)giurando che saranno le prime spese tagliate. Subito dopo s’agganciano quelle serie. Oggi ci toccherebbe l'aumento IVA sui prodotti essenziali (cfr. carni, salumi, zucchero al 10%, abbigliamento, igiene al 20%) che, ovviamente, colpisce coloro che quell’Iva non se la potranno scaricare mai. Segue l’innalzamento età pensionabile delle lavoratrici, già sfiancate da una vita di merda nel superare ostacoli per figli e nipoti privi d’adeguati servizi sociali. Prelevare dalle buste paga (superstiti) è facile come rubare in una banca incustodita. Abbiamo resistito, dopo ci siamo indignati, poi ci siamo chiesti “se non ora quando?” Si, ma per cosa, ma soprattutto, per chi?
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