Articolo 21 - Press a poco
Pontida: la mossa è finita
Nadia RedogliaFortuna che c’era Borghezio. I suoi “ce ne fottiamo dell’Italia unita ché il nostro scopo è la padania secessionista” hanno sedato i padani più nerboruti (modello corna, spadoni, calzamaglie fintometallo) Roba da arresto (il Borghezio, non gli adepti), ma s’è costretti a ignorarlo, tutti presi dal recitare la parte dei seriosi post Pontida procellosa. Per supportare i non travestiti sono invece bastati i coretti di Salvini, questa volta dedicati al papi d’Arcore. Alla ricerca della Pontida perduta s’è affannato invece il Trota’s papi, supportato dal tutor Calderoli e da Maroni col vestito da ministro anziché la divisa d’ordinanza. Pontida ha comunicato che se invitano l’alleato föra di ball, addio maggioranza coi suoi bei ministri da interni e quote latte, dal che occorre che l’alleato dica sì ai loro voleri. Perciò, tra stuccanti birignao al premier (cit. il mafioso del 94), ammonimenti a Tremonti (per loro Tremante) e citazioni sul coglionismo dei giornalisti hanno sentenziato. Il Maroni, osannato da striscioni che lo vogliono addirittura premier, pare stare al gioco. Insomma hanno rinfrescato con una mano di verde l’azzurrissimo ghe pensi mi. Non s’è capito se a ‘sto gioco interverranno anche i loro elettori, ma soprattutto pagatori della posta. Il popolo sovrano, a questo punto, può pur lasciarli giocare. Basta che non si faccia distrarre da ‘sti tappeti verdi.
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