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L'Italia siamo noi
L'Italia siamo noi

Domani è il 2 giugno, Festa della Repubblica. Domando ad alcuni amici che programmi hanno, in particolare chiedo se hanno vogliono venire a Milano o se parteciperanno alle iniziative in città. Le risposte sono quelle che mi aspettavo: "Lo passo a studiare, ho un esame tra pochi giorni", "Vado al mare", "La prof deve interrogarmi, è l'ultima occasione, sennò ho il debito!", "Pic nic sui colli con gli amici" e infine l'ultima risposta, più triste "Cosa vuoi, mi han chiesto di fare il turno in pizzeria la sera, mi fanno comodo un po' di soldini..". Gioventù distratta? No, non per forza. Il 2 giugno non è mai stata una festa sentita in fondo. I ricordi che ho anch'io sono fatti di parate militari a Roma viste alla tv, studio sui libri e, ogni tanto, scappatelle per mari o monti.

Eppure è successo qualcosa di importante. Il 2 giugno gli italiani hanno scelto la Repubblica. E hanno scelto anche chi avrebbe scritto la Costituzione. Il 2 giugno hanno votato per la prima volta le donne. Il 2 giugno è una data di alto valore storico. Per le classi più povere, per i lavoratori. Per le donne, poi, lo è ancora di più. Bisogna ammettere però che è stata lasciata ingiustamente in disparte. Le organizzazioni sociali avrebbero dovuto valorizzarla di più. Quest'anno c'è un corteo. E lo promuovono delle forze, delle organizzazioni che vogliono bene all'Italia e a chi in Italia ha meno. E' una notizia importante, sopratutto perchè il corteo viene fatto nell'anno del centocinquantesimo. E' un corteo giusto, un corteo d'obbligo per chi sta dalla parte del progresso e della Costituzione. E' l'occasione per riflettere, per porre l'attenzione su temi che vengono da lontano e che portano lontano. Temi perfettamente individuati da chi ha scritto la Costituzione.

Il momento, è sicuramente propizio. La tornata delle amministrative recenti è stata molto significativa per le forze progressiste. E' vero, si votava per i propri sindaci, per il territorio. Ma derubricare il risultato a delle "semplici" amministrative è un errore. Il segnale è chiaro. Nessuno è invincibile, né come singolo, né come organizzazione. Se non si risponde ai problemi reali, non si può sperare di cavarsela semplicemente gridando e promettendo l'impossibile. E non si può nemmeno pensare di giocare a fare la forza di lotta e di governo allo stesso tempo. Non si può pensare, poi, di spostare voti con semplici indicazioni di voto decise in base ad accordi fatti senza tenere conto di chi ti ha votato. E non si può pensare nemmeno di ricattare il cittadino, perchè questi giustamente non va a votare o annulla il voto.

Quando si sta in una società, in una comunità, non si può fare il proprio comodo. E chi l'amministra la società non si può permettere sentimenti adolescenziali, capricci e dispetti. Non si scherza sulle spalle degli italiani. Che non sono stupidi, nonostante in molti lo pensino.

In molti, tra i progressisti, si sono stupiti dei risultati ottenuti. Questi risultati, però non sono figli di nessuno. Chi leggerà quest'articolo avrà manifestato, letto, si sarà informato. Avrà tante volte provato a cambiare le cose e tante volte, inevitabilmente, si sarà scoraggiato nel vedere le tante miserie del quotidiano, quelle che ci stanno vicine di casa e quelle che stanno dove si gestisce il potere. Finchè si semina non si possono ammirare i frutti che verranno. Ma un insegnamento che arriva dai nostri vecchi è che chi semina raccoglie. Provate a pensare, semplicemente, se non avessimo seminato.

Se i lavoratori non avessero scioperato, manifestato, parlato con i propri colleghi e compagni di lavoro, per dire forte e chiaro che non tutto è permesso e che la pazienza ha un limite.

Se noi studenti non ci fossimo battuti nelle aule di scuole e università e nelle piazze per costruire una nuova scuola e una nuova società partendo dalle cose semplici

Se i pensionati non li avessero spronati e sostenuti, giorno per giorno, consapevoli del fatto che giovani e adulti ce la potevano fare, perché si erano passati tempi molto più bui.

Se le donne non avessero gridato il loro disprezzo per l'essere considerate come merce e se non avessero chiesto la parità nei diritti.

Se gli immigrati non avessero chiesto di essere trattati per ciò che sono e fanno, e non per il luogo da cui provengono.

Se i cittadini, infine, di qualunque professione, età, provenienza, non avessero detto coralmente che la Costituzione andava bene così e che sapevano bene qual'era il vero scopo di chi voleva modificarla.

Se avessimo pensato che tutto questo fosse inutile, che non valesse la pena rubare le ore al sonno ed allo svago, non avremmo potuto sorridere ieri. E non avremmo potuto commuoverci poi, in gran segreto.

Ora, però, è necessario tornare con i piedi per terra. Abbiamo potuto intravedere i frutti, che però non sono ancora maturi per essere raccolti. Ora ciò che conta è l'impegno e la responsabilità. Ci aspetta un lungo cammino, durissimo, ma abbiamo una marcia in più. Dobbiamo essere consci che non stiamo chiedendo rivoluzioni ma la possibilità di una riscossa che venga dai valori della Costituzione.

Compito di tutti è continuare ad elaborare proposte di cambiamento, reale, concreto. Bisogna continuare a far sentire le istanze di chi ha meno, sopratutto ora, che gli effetti della recessione si inaspriscono.

Tutti devono fare la loro parte. Gli studenti la scelta l'hanno già fatta. Nonostante tutto, come insegnano i nonni, non si può essere rassegnati a vent'anni. E i giovani non si tirano indietro se c'è aria di cambiamento vero.

Il futuro del nostro Paese, dipende da noi. Le scelte della classe politica dipenderanno sicuramente da quanto e come ci faremo sentire. Ne eravamo convinti ieri e ancor più lo siamo oggi. Bisogna impegnarsi per onorare applicando i valori del progresso. L'Italia è un Paese che appartiene a chi le vuole bene. L'Italia siamo noi.

 

Andrea Pittarello

Rete degli studenti

delegato nazionale alla memoria storica e all'antifascismo

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