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Lo scudo della "provocazione" nasconde solo omofobia
Lo scudo della

Qualche giorno fa il sindaco di Treviso,  unendosi al sottosegretario Giovanardi nel commentare lo spot di Ikea dove due uomini sono mano nella mano sotto la scritte “siamo aperti a tutte le famiglie”, si è lanciato in una delle solite sparate sul tema dell’omosessualità a cui molti politici ci hanno abituato. Gobbo ha annunciato che per quanto lo riguardava se avesse trovato due uomini a baciarsi in un parco li avrebbe multati. Dopo il nuvolone di polemiche, il sindaco ha ridimensionato la precedente affermazione dicendo che avrebbe fatto la stessa cosa anche per un ragazzo e una ragazza, poiché è tutta una questione di pudore e di ostentazione, di “estetica” per usare le esatte parole del primo cittadino.  Per non smentirsi, il primo cittadino successivamente ha definito i “pride” delle manifestazioni pericolose per l’educazione sbagliata che darebbero ai giovani definendole “espressioni volgari di pura provocazione”.

 

Potremmo giustamente chiederci se Gobbo abbia mai nella sua vita partecipato ad una delle manifestazioni verso cui tanto si accanisce,  tuttavia ciò che veramente preoccupa è che ormai pare sia diventata un uso comune nella politica non dare alcun senso alle parole che si dicono, agli effetti che esse hanno e a ciò che comportano nella popolazione. E’ sconvolgente la noncuranza con cui un sindaco, quindi il capo di una comunità, si permette di non porsi nemmeno il pensiero che potrebbe offendere o ferire qualche suo cittadino quando fa determinate affermazioni.

 

Questo giro ci si è nascosti dietro il dito del pudore e dell’ostentazione,  sostenendo che due uomini o due donne architettino premeditatamente di scambiarsi gesti di affetto in pubblico con l’obiettivo di dare fastidio a chi sta loro intorno. Non so quale innato masochismo porti delle persone a vivere la propria relazione sentimentale con il solo fine di infastidire le persone, magari segnando in una tabella i posti giusti dove piazzarsi e gli orari in cui passano più persone al fine di ottenere un maggiore successo per la loro missione di “ostentatori”, magari il sindaco Gobbo è più informato.

 

Se poi si dice che la stessa cosa in realtà la si pensa anche per gli eterosessuali, allora immagino che i parchi e le vie delle nostre città diverranno un luogo di pregiudicati del bacio, dove riuscire, multando ogni singola coppietta beccata in flagrante, a recuperare quale soldino per le casse comunali.

 

Dietro la storiella dell’ostentazione e della provocazione si sono fatte passare le peggiori discriminazioni della storia. Quello che rischia di passare nel nostro Paese è che in fondo le affermazioni del sindaco siano condivisibili, che “beh in effetti queste cose bisogna farle in casa propria”. Su questo, credo possiamo essere tutti unanimi nel riconoscere alla vita sentimentale un carattere più privato che pubblico, tuttavia se si considerasse solo questo aspetto non si vedrebbe il vero problema.

 

Come mai Gobbo ha attaccato prima le coppie omosessuali per correggersi solo successivamente?

Perché si è sentito assolutamente legittimato a farlo, sapeva che nella nostra comunità non ci sarebbero state grosse conseguenze, anzi. I soliti si sono indignati, finita lì.

 

A Treviso per fortuna ragazze e ragazzi delle scuole superiori, con un bel sit-in nella piazza principale della città in cui si sono lette poesie sull’amore di famosi poeti, alcuni di essi omosessuali,  hanno saputo andare oltre l’indignazione e tramutarla in qualcosa di più, ovvero nella dimostrazione che non è importante chi si bacia o chi si ama ma il fatto che si è membri della stessa comunità e in quanto tali si è tutti uguali.

 

L’indignazione infatti di per sé non basta, quello che deve passare è che il contrario di “diverso” non è “normale” ma “uguale”, che il nostro Paese non ha paura di vivere la modernità e che non è giusto che un ragazzo o una ragazza omosessuali siano soli di fronte ad una classe dirigente che ignora e se ne frega altamente delle conseguenze delle proprie parole sulle persone.

 

Fortunatamente all’interno delle nostre scuole, seppur ancora timidamente, si sta sviluppando un sentimento di solidarietà vera, profonda, verso chi subisce il pugno di dichiarazioni come quelle di Gobbo e Giovanardi, un sentimento che porta a sentire quegli insulti sulla propria pelle, con tutto il dolore che essi provocano e con tutto lo stupore per la leggerezza con cui vengono rilasciati.  E’ un sentimento che si sta allargando e che da speranza concreta che, a partire dalle nostre scuole,  l’intera società sia coinvolta in esso.

 

Marco Zabai

Rete degli studenti Veneto

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