Nadia Redoglia
Nel 2011 le festività religiose si sono sovrapposte a quelle laiche. Per la Pasqua e lunedì dell'Angelo lo statista più imputato degli ultimi 150 anni ha deciso di bombardare la Libia. Per il 25 aprile (dell'Angelo, ma pur della Liberazione) un suo accolito gli ha offerto la modifica del primo articolo costituzionale. Per la festa dei lavoratori, poi, s'è deciso che questi saranno costretti a... lavorare. Siccome questo 1° maggio beatifica anche papa Wojtyła, l'uomo ha colto l'attimo per dichiararsi fautore di leggi che "mai vanno contro la tradizione cristiana". Come se, a oggi, non fossero sufficienti le sue prove di "cristianità", ha pure estratto dal cilindro la legge sul "fine vita". Noi che siamo popolo certamente laico, ma pur dotato di storicità legata al Cristianesimo, per non parlare di coloro che lo praticano religiosamente, dovremmo indignarci. Si suppone che la Santa Sede, più che l'umana indignazione, anteponga le sue leggi, fondate sì sul significante dei valori cristiani. Da qui confidiamo che colga l'attimo per valutare se l'unto -da non specificato signore- oltre che ad agire laicamente -talvolta laidamente- pro domo sua, piuttosto che democraticamente, non voglia arrogarsi la pretesa di legiferare anche per il Cristianesimo ad personam.
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