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Tunisia: nuove libertà, vecchi apparati. I problemi dei media nel post-rivoluzione
Tunisia: nuove libertà, vecchi apparati. I problemi dei media nel post-rivoluzione

L'IFEX (international freedom of expression exchange) annuncia la pubblicazione diun rapporto sullo stato dei media e della liberta' di stampa nella Tunisia post-rivoluzione. E fa filtrare alcune conclusioni.

I giornali scandalistici e le televisioni private che prima sparavano a zero sui dissidenti, adesso sparano a zero sul dittatore in fuga, ma in generale si guardano bene dal criticare quell'apparato di non potere che non e' cambiato.

Tra le eccezioni segnalo Nessma TV, che sta conducendo una battaglia senza esclusione di colpi (bassi) contro l'organismo di controllo Mediascan (il nostro AGCOM) accusandolo di essere zeppo di vecchi sostenitori del regime. Una vicenda controversa che cela sicuramente oscuri interessi, ma che e' d'altra parte il segnale dello sfaldamento di un sistema economico-mediatico assolutamente monolitico.

Le differenze positive con il passato sono molte: “abbiamo potuto parlare liberamente, per la prima volta, con tutte quelle associazioni per la difesa dei diritti che operavano da tempo e con gran difficolta' nel paese”.

L'emittente di stato tedesca Deutche-Welle terra' un workshop a maggio diretto ai giornalisti, per insegnargli la sconosciuta tecnica dell'intervista mirata ad ottenere risposte e/o chiarimenti. Della necessita' di educare i giornalisti al loro mestiereparla  Michael Tecklenburg, coordinatore di DW-Akademie per il Nord-Africa:

durante le rivolte I giornalisti sono per la prima volta andati a fare servizi inb diretta: c'era grande ecctitazione e volonta' di fare, pero' mancava spesso, oltre che ai mezzi tecnici, la professionalita' per questo nuovo lavoro. Infatti nessun giornalista tunisino ha una vera esperienza, visto che per 25 l'attivita' giornalistica si e' limitata a porgere un microfono ai potenti, liberi di dire quello che volevano senza pericolo di essere contraddetti (mi ricorda qualcosa, ndr)”

 

Segnaliamo questa iniziativa a tutti I telegiornalisti italiani: sempre meglio prepararsi al caso in cui la politica allenti la presa sul mercato televisivo, non si sa mai.

 

Molti dei beni della familia Trablesi, la famiglia della moglie di Ben Ali, sono stati o congelati o nazionalizzati, ma l'Ifex riporta che “ancora a marzo la figlia di Ben-ali entrava e usciva quotidianamente dagli uffici di una delle emittenti radio di (ex)proprieta' del Clan”. D'altronde e' anche vero che “non possiamo certo liberarci di tutti I sostenitori del vecchio regime, altrimenti avremmo per esempio dei vuoti nell'amministrazione pubblica. Quello che ci rende ottimisti in questo senso e' che la popolazione tunisina e' molto molto giovane”.

Un aspetto decisamente negativo del rapporto Ifex riguarda invece il fatto che il sistema di polizia e' rimasto inalterato, I giornalisti continuano ad essere sorvegliati e/o intercettati. Lo stesso Ifex riporta come la sua delegazione sia stata costantemente seguita da poliziotti in borghese.

Cosa e' successo invece a Sakhr El Mater, nipote di Ben Ali, diventato ricco grazie a vendite pilotate di societa' a partecipazione statale, propietario di Radio, giornali e compagnie di telecomunicazione?

Quell'uomo che rapprentava la corruzione dilagante di un regime che rispondeva solo a se stesso, il conflitto di interessi esteso a tutti I livelli dello stato, l'uomo definito da molti come il possibile successore di Ben Ali. Pare che sia scappato a Dubai, con tanti soldi in banca, e con in tasca l'ultimo -nonche' unico- riconoscimento internazionale per il suo impegno per la liberta' di stampa e la concorrenza imprenditoriale: il premio D'Urso, consegnato lo scorso ottobre alla presenza di R. Schifani, Presidente del Senato Italiano.

L'ennesima dannosa mascherata di un Italia che cerca alleati solo tra I dittatori, e che non sa scegliere neanche quelli.

Giulio D'Eramo

da MediaTrotter -- censure e liberta' in giro per il mondo. 

Fonti: Ifex, DW, Businessnews, ...

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