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C'È BISOGNO DI RESISTENZA
C'È BISOGNO DI RESISTENZA

"Il 25 aprile è una festa inutile!". Mi è capitato molte volte di sentire questa frase. Ogni 25 aprile da anni porta con sé, assieme alle cerimonie ufficiali, una scia di revisionismo. Il revisionismo si fa in tanti modi, mentendo, ad esempio sul responso storico della seconda guerra mondiale, gettando fango sui partigiani, sino ad arrivare a dire che la festività è solo una scusa per stare a casa. E i revisionisti si prodigano, con manifesti, comunicati stampa e altro. Si muovono persino certi spregiudicati uomini delle istituzioni, con le loro dichiarazioni, in nome della "pacificazione nazionale". Tempi moderni, tempi in cui le parole perdono significato e il degrado della politica è evidente in tutte le diverse sfere. Provocatoriamente, dico che per colpa nostra questi (come definirli? signori è un eufemismo) hanno spesso ragione. Il 25 aprile non serve a nulla se è fatto di celebrazioni pompose e retoriche, dietro a cui non c'è nulla. Il 25 aprile serve per ricordare il sacrificio per liberare l'Italia e per fare il punto sullo stato di salute della nostra democrazia. Non c'è pericolo di riflettere troppo. Dobbiamo troppo ai nostri coetanei di sessantasei anni fa per pensare di aver riflettuto troppo sul nostro Paese. Sembrerà un'improbabile retorica, ma il revisionismo che si manifesta con il 25 aprile non è nulla. Ci investe, sempre, come un onda che respingiamo, e per questo non è pericoloso. Ma sono mortali le pillole di fascismo che ingurgitiamo ogni giorno, nei più diversi modi. Ogni giorno subiamo attacchi a cui, volenti o nolenti, ci siamo abituati.

 

L'attacco alla Costituzione, che è vecchia e non adatta, deve essere cambiata e poi oramai è un ostaggio della sinistra. Cosa non ci si inventa pur di eliminare una carta che ti impone pesi e contrappesi, e che te ne impone così tanti proprio perchè chi l'ha scritta portava ancora le ferite, vive, del potere unico e senza limiti.

L'attacco agli organi costituzionali, che sono "sovversivi", perchè ostacolano l'azione del governo. Devono stare buoni e calmi comunque si chiamino e qualsiasi persona sieda nei loro posti di potere proprio perché altrimenti vanno contro il popolo, che ha votato e ha dato fiducia ad una ed una sola persona.

L'attacco ai lavoratori, di tutti i lavoratori, nei loro diritti e nella loro dignità. Gli operai perchè sono dei privilegiati e rifiutano la modernità della competitività. I lavoratori pubblici perchè sono dei fannulloni e non vanno altro che mazziati. Gli insegnanti perchè sono tutti di sinistra e fanno politica a scuola. I pensionati, perchè non lavorano più, sono vecchi edi inutili, un peso per le casse dello Stato e per il mondo moderno. I precari ed i disoccupati perchè si devono svegliare e aprire un'impresa da soli, lavorare 12 ore al giorno. Lavorare, lavorare, lavorare, altro che diritti!

L'attacco al diritto allo studio ed alla cultura, perchè con la cultura "non si mangia" ed a sfornare studiosi pensanti ci pensino Cina e India, noi dobbiamo sfornare lavoratori di bassa lega facilmente aggirabili e che possibilmente stiano zitti.

L'attacco alle donne. Hanno poco da urlare le femministe di ieri, chi oggi si spoglia per soldi lo fa consapevolmente, è "padrone del proprio corpo" come volevano loro più di quarant'anni fa. Poco importa se dietro a questo c'è una condizione di inferiorità della donna imbarazzante, se i diritti non sono gli stessi e se c'è un degrado evidente fatto di violenze e comportamenti maschilisti. A noi ci piace la... e questo è quello che conta.

E a chi non piace la... si faccia curare. Sono diversi e bisogna attaccarli, tutti. Meglio donnaioli che omosessuali. E come loro bisogna attaccare gli stranieri, che vengono e ci rubano le donne e il lavoro. E i meridionali, bisogna dirglielo chiaro che "dal Po in giù l'Italia non c'è più!".

Ecco, questo è il veleno. Ci è sempre voluto poco a produrre veleno, basta sparare. Trovarsi dei nemici è molto facili e in tempi di crisi dà molti consensi. Divide et impera, ma a piccoli passi, con piccole pillole. Ci si sente travolti di fronte a tutto ciò Si è travolti. Ma una soluzione, un modo per difendersi bisognerà pur trovarlo. Contrapporre alla violenza verbale la violenza fisica non è una soluzione, poiché immediatamente l'aggredito viene "santificato" dall'opinione pubblica e si passa dalla parte del torto. Lo dimostra anche un caso recente di violenza politica nella mia città. Non ci sono nemmeno le condizioni per intraprendere una lotta armata, ovviamente. La soluzione migliore, allora, può essere solo lavorare per migliorare la vita ai soggetti più deboli della nostra società, rappresentando le loro istanze e cercando di trovare le soluzioni ai problemi. Tutto ciò può essere perfettamente attuato tramite gli strumenti di democrazia previsti nella Carta Costituzionale.

Gli studenti ed i giovani, ovviamente, devono essere in prima fila. Non è una forma sfrenata di giovanilismo, è una considerazione data dalla storia, poiché i cambiamenti più grossi, in tutto il mondo, sono sempre partiti dai giovani.

Ma non bastano i giovani: Al "Divide et impera" si risponde tutti insieme, legati da sentimenti, emozioni ed idee. In questa lotta, che dev'essere quotidiana, vi dev'essere la massima unità tra gli attaccati sopra indicati. E un importante ruolo lo devono giocare anche i pensionati, che sono tanti e ne hanno passate tante. Devono sostenere i giovani ed i lavoratori con l'esperienza della loro vita, sopratutto infondendo sicurezza nei momenti di maggiore sconforto verso chi ha molte energie ma poca esperienza.

I problemi ci sono. Gli strumenti per risolverli anche. Bisogna "solo" avere la volontà politica, essere uniti, organizzati ed avere la capacità di resistere alle tempeste. Mai come ora è fondamentale una frase di Enrico Berlinguer: "La lotta per questo obiettivo è un impegno che può riempire degnamente una vita". Partiamo da qui. Buon 25 aprile.

Andrea Pittarello

Rete degli studenti

Delegato nazionale Memoria Storica e Costituzione

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