Nadia Redoglia
Negligenza, imprudenza, imperizia? Secondo la magistratura torinese, non sono queste le colpe ché i responsabili erano ben consapevoli delle spaventose condizioni in cui erano costretti a lavorare quegli uomini: scontata dunque la loro condanna a morte. Tra i dirigenti, il direttore italiano parla di "sentenza vergognosa", i tedeschi si sfogano dicendo che la Germania è nota per la serietà nella sicurezza sul lavoro e che in Italia è difficile lavorare. Già. Probabilmente se in ThyssenKrupp si fosse lottato per pretendere la medesima sicurezza tedesca i sette non sarebbero arsi vivi. Forse, proprio perché in Italia, si è invece preferito adeguarsi alle vergogne indigene? Le vergogne, ben sappiamo, non sono le sentenze che le riconoscono e (finalmente!) puniscono, bensì i morti e i feriti sul lavoro che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono il risultato di condizioni pessime, incivili e illegali senza controllo e senza condanne. Oggi è tempo di imporci che la Repubblica fondata sul lavoro, prima di tutto deve proteggerlo, partendo da scrupolosa prevenzione per finire con severe e incessanti operazioni di controllo. Allo s(S)tato, specie negli ultimi tempi, pare che la protezione sia più rivolta alla Repubblica del tempo libero, miliardario e da “immunità”.
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