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Articolo 21 - Press a poco
Il mio regno per una barzelletta
Il mio regno per una barzelletta Nadia Redoglia
Pur ancora capaci d'intendere e volere  nessuno pensò di denunciarlo per abuso della credulità popolare (aggravata da comunicazione a mezzo stampa)  e così il popolo, fermo all'ultimo dogma proclamato da Pio XII nel '50, diede per scontato che nell'anno di grazia 1994 d.C. s'aveva da aggiungere quello dell’unto dal signore (mai fu specificato quale) coi suoi miracoli. Da quel dì le genti hanno principiato a recitare atti di fede e speranza (carità sempre meno), sgranando le coroncine dei misteri gloriosi e gaudiosi (soppressi i dolorosi ché non sono più misteri). Si sa: col tempo si sbraca. Ed è così che siamo tornati ai tempi bui di Frate Cipolla e la penna dell’agnolo Gabriello e agli altri contenuti di novelle boccaccesche. Nel rozzo medioevo erano i buffoni che stavano al servizio del re, perciò nell’evoluto XXI secolo s'è pensato d'invertire i ruoli. Visto che il (popolo) sovrano non si divertiva più con le barzellette sui cittadini terremotati, residenti nell’immondizia, impoveriti da speculazioni, sui casinò e green golf nei deserti, di sconfitte al cancro e di semi immortalità, invece di licenziarlo, s’è messo al servizio del guitto. L’atto è stato omologato con la barzelletta “telefonata per Ruby”. 
Dalla rete di Articolo 21