Articolo 21 - Press a poco
Il giuramento di Cetto
Nadia RedogliaMentre il divo, a Lampedusa, tirava su l'accozzaglia pelagica dei remake "Caimano/Qualunquemente" assemblati ad arte, in quel di Montecitorio si scopriva l'ultimo "Altare della Patria". Su questo s'immoleranno tutte le parti lese che, in buona fede, s’avvalsero del costituzionale art. 24 per tutelarsi, ma si ritroveranno beffati dal favor rei per vecchi incensurati. I Moretti e gli Albanese del caso, già soddisfatti dei diritti acquisiti, non andranno certo a impelagarsi nella palese violazione del loro copyright e, men che meno, possiamo affidarci al Milite Ignoto che giace nell’unico Altare (autorizzato) della Patria. Possiamo però contare sulla nostra Costituzione. Calamandrei c’insegnò che, per vivere, la nostra Carta ha bisogno dell’impegno, dello spirito, della volontà di mantenere tutte le promesse in essa contenute. Su questa pure il divo ha dovuto giurare. A differenza dei giuramenti sui suoi figli e nipoti, quello sulla Carta coinvolge tutti gli italiani. Fregarsene di questo significa riversare il menefreghismo su tutti noi, ormai limitati, di fatto, nella nostra libertà e uguaglianza.
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