Nello scorso autunno tutto il mondo universitario si è mobilitato contro il ddl Gelmini che aveva come modello ispiratore una università aziendalista, autoritaria e verticista, in cui la partecipazione e l'autonomia del sistema non trovano nessuno spazio. Come UDU insieme a tutto il movimento abbiamo contestato duramente alla radice quel disegno, proponendo per mesi un modello di università radicalmente diverso: libero, democratico, accessibile fondato sull'autonomia e sull'autogoverno del sistema universitario.
In seguito all'approvazione del ddl (ora legge 240/2010) tutte le università dovranno adeguare i propri statuti, ovvero le regole di funzionamento interno, ai principi e ai criteri stabiliti nella Legge. Nei prossimi mesi dunque tutti gli atenei saranno chiamati a riscrivere lo statuto ed avranno a norma di legge tra i 6 e i 9 mesi (6pi un eventuale proroga di 3). Per la prima volta dopo l'applicazione della Legge 168/89 (legge sull'autonomia delle università) tutte le università saranno impegnate contemporaneamente nella scrittura degli statuti, ed facile capire che si tratta di un momento fondamentale per vita dell'intero sistema universitario.
Il complesso di norme che oggi regola il funzionamento degli organi di governo delle università è "spezzettato" in diverse leggi e atti normativi che da un lato hanno reso incompleto il passaggio definitivo all'autonomia, e dall'altro non permettono una vera democrazia nel governo degli Atenei. Tuttavia negli ultimi anni l'intreccio tra autonomia didattica e autonomia organizzativa ha consentito l'apertura di notevoli spazi di partecipazione delle diverse componenti in un modello che pur tra mille limiti ha avuto un sistema di poteri bilanciati (senato, cda, strutture didattiche). La legge Gelmini stravolge l'attuale sistema di governo delle università, trasformandolo in senso autoritario e verticista assegnando al Rettore e al Consiglio di Amministrazione tutti i poteri in materia di gestione e programmazione economica, finanziaria, didattica e di ricerca.
Il compito di fare la proposta di revisione degli statuti è affidata dalla Legge a Commissioni interne agli atenei e composti da 15 membri di cui 2 studenti. Abbiamo chiesto e stiamo chiedendo che i due rappresentanti degli studenti fossero decisi dagli studenti stessi,accettando e riconoscendo l'autonomia decisionale e rappresentativa degli studenti e delle loro rappresentanze. Un altro punto centrale è la realizzazione di percorsi partecipati e condivisi di scrittura e redazione dello Statuto che permettano, in primis a noi studenti di avere un peso e determinare degli Statuti democratici e che abbiano al centro la rappresentanza, la garanzia dei diritti e la partecipazione ai processi decisionali.
E' evidente che i margini della Legge Gelmini per quanto riguarda la definizione degli organi non lascia molto margini, trattandosi di una legge profondamente dirigista. Per queste ragioni la sfida nei prossimi mesi sarà decisiva per difendere e aprire spazi di democrazia, ed in questo la battaglia degli studenti, del personale tecnico amministrativo e dei ricercatori è molto simile a quella di tanti settori del mondo del lavoro in cui è sotto attacco il diritto alla rappresentanza e alla possibilità di decidere delle proprie condizioni di vita e lavoro.
In questo senso il primo punto di rivendicazione è l'inserimento negli statuti e la conseguente approvazione, di Carte dei diritti degli studenti, al fine di costruire un quadro di regole e diritti certi ed esigibili in materia di didattica, esami, tirocini, stages, rappresentanza. Allo stesso modo centrale è la rivendicazione di un testo nazionale che garantisca a tutti gli studenti l'uniformità di trattamento e di diritti minimi.
Per quanto riguarda gli organi di governo chiederemo che l'equilibrio complessivo dei poteri decisionali sia bilanciato evitando, nei limiti lasciati aperti dalla Legge, di limitare l'accentramento del potere sul Rettore sul Consiglio di Amministrazione, limitando il più possibile l'ingresso di privati ed esterni. Sarà fondamentale quindi lanciare una battaglia per aumentare la rappresentanza degli studenti e comunque difendere il minimo garantito dalla legge (ad esempio l'ingresso dei rappresentanti dei Consigli di Dipartimento).
Da mesi in tutte le università si aperta inoltre il percorso/scontro tra le baronie sulla ridefinizione dei Dipartimenti (cui la legge affida anche competenze didattiche). Si tratta di una discussione di fondamentale importanza perché da un lato riguarda il nuovo assetto dei poteri accademici interni e tra gli atenei, e dall'altro la definizione delle future offerte formative. Sicuramente sarà necessario prevedere che vi sia un equilibrio che tenda a salvaguardare da un lato la partecipazione degli studenti, e dall'altro le offerte formative, la didattica e i corsi di studio evitando eccessive diversificazioni all'interno degli stessi Atenei.
Quella dei prossimi mesi sarà quindi una sfida decisiva per l'università futura e il suo funzionamento. Noi lotteremo affinché gli atenei rimangano dei luoghi di formazione e trasmissione critica del sapere e della ricerca, pubblici e accessibili per tutti.
Tino Colacillo
Unione degli universitari
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