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Articolo 21 - Sguardi sul mondo
La paura e l’inadeguatezza
La paura e l’inadeguatezza Non so quanti altri editorialisti avranno il coraggio, in un momento delicato come questo, di confessare i propri sentimenti. Non lo so e, sinceramente, non m’interessa. Con profonda onestà intellettuale, io vi confesso che ho paura, che mai come ora, neanche ai tempi della guerra nei Balcani e nemmeno – sembrerà strano ma è così – nel corso delle operazioni militari in Afghanistan e in Iraq, ho avvertito un senso di imbarazzo, di inadeguatezza, una grande volontà di trovarmi altrove che si scontra con la triste realtà di essere qui e di dover fare i conti con il contesto internazionale di questi giorni.
Convivono in me due sentimenti profondi e discordanti: da una parte il ripudio per tutte le guerre, come previsto dall’articolo 11 della Costituzione, ma soprattutto come dettato dall’etica, dal rispetto per i diritti umani e civili che dovrebbe animare chiunque fa politica; dall’altra, il cosiddetto “realismo politico”, sempre utile ma adesso indispensabile, che mi spinge a pensare che la missione militare in Libia è necessaria, che non se può fare a meno anche se tutti noi saremmo ben felici di non trovarci nella condizione di dover scegliere tra coscienza e bisogno di intervenire di fronte ad una catastrofe umanitaria che, altrimenti, si trasformerebbe in un vero e proprio genocidio.
Non biasimo chi, leggendo questo articolo, penserà: “Eccone un altro che ha ceduto alla logica della Realpolitik”.
Né ce l’ho affatto con i colleghi del Manifesto che esprimono posizioni come sempre coraggiose, autorevoli, fuori dal coro. Tommaso Di Francesco, venerdì, parlava addirittura di “guerra costituente”, scrivendo che “l’interventismo ammantato di <<protezione dei civili>> venne assunto dalla sinistra perché bisognava dar prova di capacità di governo, anche con la perdita di sovranità necessaria all’insediamento del nuovo ordine mondiale dopo la fine della Guerra Fredda e le svolte dell’89. Così la guerra è diventata uno status, una condizione costituente per la possibilità di un’alternativa democratica”. Dissento ma comprendo le preoccupazioni di chi, troppo spesso inascoltato, da anni mette in guardia i governi occidentali sulle conseguenze dei conflitti.
Per quanto le bombe possano essere “intelligenti” e le missioni “pacifiche”, a pagare le conseguenze peggiori sono sempre i civili, le popolazioni inermi, i disperati in fuga dagli attacchi aerei che la Lega vorrebbe continuare a respingere in mare per non scontentare le frange più radicali del proprio elettorato, specie in vista delle Amministrative di maggio.
Sempre venerdì, l’Unità aveva un titolo bellissimo: “I bambini ci guardano”; e all’interno c’era un bel reportage di Mariagrazia Gerina sulle terribili condizioni dei minori dimenticati a Lampedusa.
Qualche maligno, qualcuno cioè che della Realpolitik ne ha fatto un mestiere, ipotizza a mezza bocca che anche questa scelta sia dettata da un preciso disegno di questo governo a trazione leghista: drammatizzare oltre l’umano la crisi dei profughi dal Nord Africa per far pressione sull’Europa che, a quel punto, si vedrebbe costretta ad intervenire in aiuto dell’Italia.
Ve l’immaginate, infatti, se in paesi con un’informazione che non fa sconti a nessuno e una società civile che non è stata narcotizzata per trent’anni da nani e ballerine, Sarkozy, Cameron o la Merkel si permettessero di dire pubblicamente: “Gli immigrati sono approdati sulle coste italiane, problemi loro: si arrangiassero”? Succederebbe il finimondo, specie se consideriamo che da quelle parti tutti i giornali e i telegiornali rilancerebbero le immagini pubblicate ieri dall’Unità, causando verso i suddetti leader un’ondata di sdegno collettivo che potrebbe far perdere loro numerosi consensi.
Non costerebbe nulla, o molto poco, sussurrano sempre i maligni, far arrivare a Lampedusa due navi, imbarcare in condizioni decenti questi poveri cristi e suddividerli tra le varie regioni, come peraltro si è anche pensato di fare, sia pur con tutti i calcoli e le accortezze del caso, dato che a maggio si vota e i carichi di immigrati non sono un buon biglietto da visita per chi è arrivato a proporre perfino l’obbligo di delazione da parte dei medici nei confronti dei clandestini.
L’avvocato Alessandra Ballerini, specializzato in diritto dell’immigrazione, ha detto chiaramente a Mariagrazia Gerina che “in queste settimane c’è stata una violazione della convenzione di New York. Lo Stato dovrebbe proteggere i bambini che sono presenti nel nostro territorio. Invece i bambini che sono arrivati a Lampedusa non hanno trovato nessun tipo di assistenza o di ascolto dei loro bisogni” E ha aggiunto: “Rischiano l’incolumità per la loro condizione di salute. E per la promiscuità in cui si ritrovano a vivere. Lo Stato dovrebbe vigilare su di loro. Ma di fatto nessuno è responsabile per loro. E quindi nessuno li protegge”. Ha detto anche che “un governo che non sa neppure tutelare duecento bambini si dovrebbe dimettere” e che “potrebbero esserci gli estremi perché si configuri il reato di abbandono”, ma il senso di responsabilità ci impone di accantonare, almeno per qualche giorno, le discussioni interne e le beghe di cortile: le lasciamo volentieri al già citato governo, sempre più in balia delle sue minoranze, leghisti, Responsabili divisi in sei correnti, scajoliani, ex AN o “Popolari europei” (una parte dei pidiellini piemontesi) che siano.
A noi interessano, responsabilmente, le sorti di quei bambini e quelle dei civili di Tripoli, di Bengasi, di Misurata e delle altre città libiche nelle quali il Colonnello, indebolito ma tutt’altro che disposto ad arrendersi, potrebbe fare, e in molti casi sta già facendo, strame dei ribelli che hanno osato rivoltarsi contro il suo regime.
A noi interessano, responsabilmente, il futuro dell’Alleanza Atlantica e i rapporti con gli altri paesi europei perché, pur non avendo granché gradito il protagonismo anglo-francese (e, in particolare, quello di Sarkozy), siamo del parere che non si possa consentire a Gheddafi di continuare a massacrare indisturbato il suo popolo, dopo averlo ridotto alla fame.
E, mi perdonino qui i pacifisti duri e puri, siamo altresì convinti che non si possa lasciare nelle mani del Raìs la gestione di così ingenti risorse petrolifere, dato che egli se ne serve come armi di ricatto nei confronti dell’Occidente e del suo stesso popolo, nonché per acquistare armamenti, affamare la povera gente, schiacciare ogni forma di protesta e di dissenso e minacciare ritorsioni durissime contro l’Europa, a cominciare dal paese più vicino, cioè l’Italia.
Non entriamo qui nel merito del Trattato italo-libico perché, per approfondire l’argomento, occorrerebbe un articolo apposito; ci limitiamo a dire che il baciamano di Berlusconi a Gheddafi non solo è alla base dei tentennamenti e dell’eccesiva cautela (che è cosa ben diversa dall’imprescindibile dose massiccia di diplomazia che occorre avere in questi casi) della maggioranza e del governo, ma soprattutto è il vero motivo dell’assenza di Berlusconi in Aula e delle sue figure da turista che passa di là per caso ai vertici internazionali.
Per mesi, lo abbiamo giustamente attaccato per il Bunga Bunga e i suoi comportamenti più da “cumenda” che da Presidente del Consiglio; oggi ci stiamo rendendo conto di una cosa che i lettori di questa rubrica hanno intuito fin da quando mi rifiutai di occuparmi dei casi Noemi e Veronica (primavera 2009): Berlusconi va contrastato e combattuto non tanto per le sue smargiassate e per le sue uscite che coprono di ridicolo il Paese (anche per quello, ci mancherebbe, ma non è l’aspetto più importante della vicenda) quanto più che mai per il fatto che ci appare “unfit to lead Italy”, inadatto a guidare l’Italia, come scrisse ormai parecchi anni fa l’Economist.
Questa crisi del mondo arabo, al pari della crisi economica, costerà cara a tutto l’Occidente, come care rischiano di costarci le nostre divisioni, le smanie di protagonismo di qualcuno, l’esasperata prudenza di chi aspetta sempre che si muovano prima gli altri e poi non fa nulla di concreto, perché non crediamo che le altre democrazie occidentali, per quanto messe assai meglio rispetto a noi, siano in condizioni ottimali.
L’Italia, però, rischia più di tutti perché, oltre ai pericoli comuni legati al terrorismo e alle possibili ritorsioni del Colonnello, rischia di finire ancora più ai margini dell’Alleanza Atlantica, in un crescendo di discredito internazionale dovuto all’imbarazzante, visibile inadeguatezza dei suoi governanti.
L’unica, flebile luce di speranza è la ritrovata – e speriamo duratura – coesione all’interno del Partito Democratico e delle altre forze di opposizione; il che dimostra che, quando si tornerà alle urne e sarà di nuovo attuale il discorso delle alleanze, saremo chiamati ad evitare come la peste nuove Unioni (cioè armate brancaleone in grado di vincere male e governare peggio) ma quantomeno avremo l’assoluta certezza che qualunque opzione è meglio dell’attuale “governo Scilipoti”.
P.S. Essendoci occupati a lungo di minori, quest’articolo non può che essere dedicato ai bambini orfani del Giappone, della Libia, dei paesi arabi in rivolta e di tutti i paesi del mondo in cui i più deboli sono le prime vittime della nostra crudeltà.
Roberto Bertoni

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