Articolo 21 - Press a poco
Cari Fratelli…
Nadia Redoglia
Il 17 marzo è riuscito ad arrivare. Torino, la prima capitale, è avvolta nella pioggia che pare non finire mai. Appesantisce i tricolori, appiccicando i più voluminosi ai davanzali e ai cornicioni.
La festa del 150enario è arrivata per tutti e, come a Natale, possiamo dare di più. E, come per Natale, si è tutti più buoni. E' poi ai “santi stefani” che si comincia a capire se siamo stati solo abbagliati dagli effetti speciali, oppure se questi si sono rivelati utili per essere (o diventare) veramente migliori.
L’unità dell’Italia portò a chiamarci Fratelli. Ungaretti seppe racchiuderne il significato nell’essenzialità del termine: donne e uomini che si offrirono, fino al sacrificio supremo, per gli altri. Oggi penso ai martiri e agli eroi che furono 150 anni fa per la nostra Italia e certamente non posso non pensare a quelli che seguirono. Adesso, la mia mente è rivolta agli uomini che si stanno immolando , consapevolmente, sull'altare sacrificale di Fukushima. Fratelli.
Oggi possiamo esultare, piuttosto che esaltare, il nostro 150esimo anno da che siamo Fratelli. E’ solo necessario ricordare che Fratelli non si diventa mai “a gratis” e non ci è neppure dovuto. E’ da sempre solo un dono, probabilmente il più prezioso
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