Articolo 21 - Press a poco
Razzi nostri
Nadia RedogliaMigliaia sono i morti a terra, pronti per le fosse comuni e milioni i vivi, rintanati nelle loro abitazioni che ormai scarseggiano di cibo. Altri fuggono, intrisi di terrore. La Tunisia ha approntato tendopoli per i rifugiati, molti dei quali egiziani, oltre ai libici costretti a ricorrere agli ospedali da campo tunisini, ché quella terra è ormai inferno governato da demoni sanguinari. Donne, uomini e bambini che stanno morendo e vivendo di massacri annunciati: twin towers che non sconvolgono più di tanto ché certi umani interessi sono prioritari agli umani diritti. Il nostro Paese c’è dentro fino al collo. E’ dal 1974 che noi e Libia s’intrecciano non solo cospicui, ma i migliori affari. Inoltre, alcune principali società italiane possiedono non indifferenti eliche di libico DNA. Dal 2008 è stato poi un tripudio culo e caffettano, grazie alla servile amicizia (da qui il baciamano) da italico/libico bunga-bunga. Il nostro che non intendeva disturbarlo, per evitarsi gli strali planetari, s’è dovuto ridimensionare, mettendoci però in guardia dal fondamentalismo islamico che potrebbe subentrare: la shari’a del rais gli andava bene. Oggi lo definisce “un pazzo” e teme i razzi. Sono solo razzi suoi, ma è sulle nostre teste che cadrebbero. L’orrore continua.
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