Clicca qui per il nuovo sito di Articolo 21 »
Ricerca con Google
Web articolo21.info
 
 
Articolo 21 - Teatro&Cinema
Madonne di Beslan
Madonne di Beslan

Con Ilenia Caleo e Chiara Tomarelli
Progetto e regia Chiara Tomarelli

‘Madonne di Beslan’ nasce da un percorso, maturato negli ultimi tre anni, di avvicinamento e approfondimento sulla figura della giornalista russa Anna Politkovskaja, assassinata il 7 ottobre del 2006. La Politkovskaja, inviata della Novaja Gazeta, ultima tra le poche voci libere e indipendenti della stampa russa (ormai sono troppi i suoi giornalisti che hanno pagato con la vita le loro inchieste), si è per anni occupata degli scottanti eventi di guerra della Cecenia, una delle zone europee più abbandonate dalla politica internazionale, dall’informazione e quindi dall’opinione pubblica. La Politkovskaja è continuamente andata a Grozny, capitale cecena, girando e conoscendo un paese dilaniato dalla guerra, raccogliendo testimonianze e ricostruendo difficili e scomode storie di abusi militari e violazioni di codici di guerra e diritti umani. Il materiale raccolto dalla Politkovskaja ha fatto di lei, da una parte uno dei personaggi più odiati dalla presidenza cecena e più scomodi per il governo russo, e dall’altra un punto di riferimento umano e di giustizia per tutti quanti coinvolti nella tragedia di una guerra dove gli argini non sono più in alcun modo definibili.
Nelle sue diverse visite in Cecenia, la Politkovskaja ha potuto instaurare profondi rapporti umani con la popolazione e i civili che hanno trovato in lei forse l’unica possibilità di parola riguardo la loro tragica condizione.

Anna Politkovskaja, sempre più consapevole dei giochi di potere e di forza del governo russo non si è risparmiata in accese e dirette accuse verso il presidente russo Vladimir Putin e diverse autorità governative. Ha seguito ed è stata partecipe di altre tragedie che hanno colpito la Russia, dove ha denunciato apertamente i comportamenti e l’inadeguatezza delle autorità governative e dell’Fsb, come la tragedia del Teatro Dubrovka e la presa della Scuola n.1 a Beslan. E’ stata lei una delle poche a mantenere viva l’attenzione su eventi che in tutti i modi si è cercato di insabbiare o far scomparire dall’immaginario e dal pensiero comune. È stata lei che ha dato voce alle vittime, ai sopravvissuti, al disperato dolore della gente comune proprio dove le autorità si sono rivelate non partecipi e  anzi insabbiatrici di qualsiasi evento e possibilità di verità e spiegazione. Tante, troppe le domande a cui nessuno ha dato risposta. Troppe le persone disperate lasciate completamente da sole, offese e moralmente maltrattate.
In questo percorso di conoscenza sulla Politkovskaja e sui silenzi russi, attraverso articoli così lucidi, così definiti, e così nel contempo partecipati, umani ,femminili, ci siamo sentiti sempre più coinvolti. La guerra, la vita estrema vista con lo sguardo di una donna completamente sul campo, sia a livello fisico che emotivo ci ha offerto un punto di vista nuovo. Per questo gli articoli della Politkovskaja ci hanno così colpito, a tutti. Perché un diverso modo di vedere e di fare giornalismo si è presentato ai nostri occhi. E non si è potuto non riconoscerlo, non sentircisi profondamente legati.

La tragedia di Beslan, personalmente, ci ha subito colpito nel profondo, nelle viscere. È stato naturale e urgente sentirsene subito chiamati in causa come possibile tramite di divulgazione e conoscenza di uno degli orrori più grandi compiuti dall’uomo e così sfrontatamente insabbiato e dimenticato. Il senso dell’adesione all’idea di un progetto di spettacolo teatrale nasce proprio dalla convinzione che il teatro può essere un mezzo e il luogo di compartecipazione civile e sociale, il luogo dove la memoria viene usata come possibilità di riflessione e di miglioramento individuale e poi sociale attraverso un percorso di conoscenza. Crediamo fortemente che il teatro sia ancora per fortuna salvo da meccanismi di censura, che può e deve essere usato come luogo in cui la libertà di parola e pensiero siano alla base e che l’artista oggi è chiamato in prima persona a rischiare, a muovere il pensiero, le coscienze, per quel che i suoi umili e semplici strumenti gli permettono. Il coraggio e la forza di una combattente come la Politkovskaja sono semplicemente da ammirare, con però il sentimento e la spinta interna di essere  ognuno nel proprio campo portatori di questa forza. Ognuno con i suoi strumenti. E se il teatro si pone come comunicazione, scegliere cose raccontare oggi, cosa dire, su cosa portare il pensiero, i nostri cuori e la riflessione è di estrema importanza.

Beslan, la cittadina dell’Ossezia del Nord, vittima nel settembre 2004 di uno dei più feroci attentati terroristici, ha visto la presa della scuola elementare n.1, con dentro , al momento dell’assalto, più di 1500 persone, tra adulti e bambini. Una tragedia che, come ci racconta la Politkovskaja, attraverso le testimonianze dirette delle vittime sopravvissute e dei genitori straziati dall’orrore, ha trovato completamente inadeguate e per questo complici, le autorità governative russe, in primis la figura dell’allora presidente Vladimir Putin.
L’aspetto che più ci ha colpito, inevitabilmente, è quello di chi è rimasto a Beslan. E in particolare delle madri dei bambini morti o dispersi nella tragedia. Le ‘madonne di Beslan’, come anche le definisce la Politkovskaja, che con la loro forza, la loro fragilità e la loro storia,  sono costrette a sopravvivere alla perdita dei propri figli, dei propri bambini. ‘Beslan è una città lasciata a se stessa, una città che sta impazzendo, il cui passare del tempo non placa, anzi acuisce le ferite. Una città che lancia il suo sos umano’.
Noi cercheremo di far rivivere queste testimonianze, cercheremo di avvicinarci a volte in punta di piedi, a volte con la nostra e la loro rabbia, ma soprattutto con le riflessioni che ci porta inevitabilmente a fare la Politkovskaja, attraverso le sue parole, che chiederemo in prestito semplicemente per raccontare da attori, come lei faceva da scrittrice, una delle tragedie del nostro secolo che sentiamo di non dover dimenticare.

Dalla rete di Articolo 21